L’Ater deve rimborsare 500 inquilini

1 Giugno 2017

Non erano legittimi gli aumenti d’affitto per chi ha ereditato piccoli terreni. Ora l’azienda rischia di pagare un milione

PESCARA. È una sentenza che rischia di “risvegliare”, a spese dell’Ater e per circa un milione di euro, i circa 500 inquilini che dal 2012 hanno pagato, illegittimamente secondo la legge regionale del 2103 correttiva rispetta a quella del ’96, gli aumenti di canone. Aumenti raddoppiati, in qualche caso triplicati, che l’ente ricalcolò in maniera retroattiva fino a 9-10mila euro, dopo aver fatto passare alla fascia superiore di reddito gli inquilini che risultavano eredi di porzioni di terreno o di immobili fatiscenti. Ma con rendite catastali ben al di sotto dei cento euro.
La sentenza del Tribunale di Pescara a firma del giudice Sergio Casarella, a cui l’Ater ha già fatto appello con la prima udienza fissata a marzo 2018, dà infatti torto all’Ater che con un decreto di ingiunzione di pagamento, pena lo sfratto, aveva richiesto a uno degli inquilini ritenuti morosi la cifra di 8.834 euro. Cifra maturata dopo che, a fronte della nuova legge regionale del 2013 che stabiliva chiaramente che sotto 100 euro di rendita catastale o dominicale non potevano essere aumentati i canoni, l’inquilino aveva smesso di pagare il debito, conteggiato dall’ente sulla base di una piccola eredità ricevuta dalla moglie a Canosa Sannita. Piccole particelle con reddito dominicale di 14,65 euro e agrario di 8,48 euro, ma sufficienti a fargli aumentare la fascia di reddito, con relativo aumento del canone d’affitto.
Ebbene, contravvenendo a quanto sostenuto dall’Ater, secondo cui gli enti regionali sono tenuti ad attenersi alla nuova interpretazione a far data dalla pubblicazione della legge, vale a dire il 2013, e a sanare invece gli eventuali contenziosi pregressi, il giudice ha dato ragione all’inquilino, assistito dal legale del Sunia (Sindacato unitario nazionale Inquilini ed Assegnatari), l’avvocato Alessandro Palucci. «L’Ater», scrive il giudice, «avrebbe dovuto dimostrare che la moglie dell’inquilino traesse da quelle porzioni immobiliari un reddito fiscalmente imponibile e non semplicemente il reddito dominicale, peraltro modestissimo, che è solo ipotizzato dalla legge per la proprietà o il possesso di un bene e che fiscalmente potrebbe anche rivelarsi non imponibile ai fini Irpef».
«L’Ater», scrive ancora il giudice, «si è limitata a dare rilievo al fatto formale che la disponibilità di un reddito dominicale rende l’assegnatario non più titolare esclusivo del solo tipo di reddito previsto dalla fascia 2, fornendo così una lettura della norma che non è consentita neppure dalla stessa legge 96 del 1996 che, come si è visto, rende irrilevante la percezione di svariati tipi di reddito». Dunque, per il giudice, che accoglie l’opposizione dell’inquilino, è illegittimo il ricalcolo del canone di locazione operato dall’Ater nei confronti dell’inquilino il 9 maggio 2012. Come illegittima «è la pretesa del maggior canone per il periodo successivo al ricalcolo, cioè dal 2012». Dunque non solo l’inquilino non deve pagare, ma va anche rimborsato per il maggior canone pagato nel solo 2013.
«A oggi», fa sapere l’avvocato Palucci che per conto del Sunia si batte sulla questione dal 2012, con l’allora segretario Eugenio Di Cesare e, adesso, con il nuovo Giuseppe Carminelli, «l’Ater non ha restituito ai miei assistiti le somme pagate in più, e stabilite dal giudice, per cui dovrò probabilmente fare atto di precetto».
«Una sentenza comunque importantissima», sottolinea ancora il legale, «che potrebbe indurre altri cittadini a richiedere tali somme. Il Sunia è a disposizione di tutti». Per la maggior parte anziani che, di fronte al rischio di perdere casa, accettarono subito non solo di pagare i canoni maggiorati, ma anche la rateizzazione del debito maturato con calcolo retroattivo.
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