«L’Ato? Un comitato elettorale Margherita»

8 Ottobre 2014

Via al processo all’ex deputato D’Ambrosio, perito del pm in aula: «Sprechi milionari su consulenze»

PESCARA. Una specie di comitato elettorale della Margherita, il disciolto partito poi confluito nel Pd, lo stesso partito di Giorgio D'Ambrosio. Ha descritto così gli uffici dell'Ato (Ambito territoriale ottimale) di Pescara, uno dei testimoni chiave del processo che ha preso il via ieri in tribunale.

Per Alessio Di Giulio, ex dipendente Ato - autore di un esposto proprio negli anni che hanno dato il via all'inchiesta e che ha deposto come persona informata dei fatti - prima delle elezioni 2007 giravano negli uffici persino i fogli per la firma delle liste elettorali a sostegno della Margherita.

Di Giulio ha poi confermato come nelle perquisizioni e nei sequestri operati dall'attività giudiziaria siano stati acquisiti interi faldoni di attività politica sempre attinenti alla Margherita, partito per il quale l'ex presidente dell'Ato Giorgio D'Ambrosio era in quegli anni deputato in parlamento.

Secondo l'accusa, al centro dell'inchiesta per i 12 esponenti e funzionari rimasti in giudizio ci sono (imputazioni non uguali per tutti) uso privato di auto di servizio senza giustificazione, falsificazioni di delibere per le proroghe dei contratti, spese “pazze” di rappresentanza con migliaia di euro in ristoranti. Tutto a spese del cittadino e delle bollette dell'acqua.

Nella prima deposizione della giornata, quella del giurista Giampiero Di Plinio, chiamato come consulente del pubblico ministero Valentina D'Agostino, è stato spiegato come di fatto è stato tentato di aggirare la funzione pubblica dell'ente in merito ai numerosi contratti di collaborazione stipulati al posto degli obbligatori concorsi pubblici.

Per espletare le normali funzioni degli uffici, invece della gara pubblica, venivano sottoscritti contratti di collaborazione con alcuni dipendenti Aca, per cui l'Ato a cui spettava la funzione di controllore diveniva di fatto controllato da coloro che dovevano essere controllati.

E si tratta di consulenze così ben pagate che è stato calcolato che a parità di funzione con un dipendente assunto tramite concorso, la spesa per i cittadini è stata superiore di una volta e mezza. Durante l'udienza, ci si è anche soffermati sulla decisione dell'Ato di aderire a Federgasacque, ossia al sindacato dei “padroni” privati, decisione non in linea con il diritto pubblico in quanto semmai avrebbe dovuto iscriversi il gestore tecnico dell'acqua, ossia l'Aca e non l'ente pubblico che gestisce il prezzo del servizio.

Secondo il professor Di Plinio, infatti, l'Ato è a tutti gli effetti un ente locale e quindi, come da sentenza della Corte costituzionale del 2012, avrebbe dovuto piuttosto iscriversi alle organizzazioni sindacali di diritto pubblico. La spiegazione di una scelta anomala quale l'iscrizione a una “confindustria” del settore, secondo il consulente, stava tutta nella possibilità di rendere di diritto privato i contratti di lavoro con tutte le ovvie implicazioni e facilitazioni del caso nella gestione delle assunzioni.

Insomma, ambiguità della politica, caos amministrativo, controllati che controllano controllori, assunzioni facili. Sono state già stabilite le altre due udienze: il 14 ottobre per i testimoni della difesa, il 27 ottobre per il via alla discussione. Si presume quindi che la sentenza possa arrivare entro la fine dell'anno