L’autista dei sindaci «Con D’Alfonso di corsa fino alle 24»

In pensione Osvaldo Tatone, storico dipendente comunale «Pace era un metodico, Alessandrini e Mascia due signori»
PESCARA. E' stato l'autista storico del Comune di Pescara, in auto con lui sono saliti Carlo Pace, Luciano D'Alfonso, Luigi Albore Mascia e, infine, Marco Alessandrini. Oggi, Osvaldo Tatone, 61 anni, va in pensione.
Non senza un po' di nostalgia. Sicuramente con una valigia piena di ricordi. Venerdì scorso in Comune, nel suo ultimo giorno di lavoro, è stato festeggiato dai colleghi, dagli amici e dal sindaco, con un saluto speciale.
Quando ha iniziato il suo lavoro in Comune?
«Era l'ottobre del 1987 quando sono entrato come autista d scuolabus, anni dopo sono diventato autista di rappresentanza del sindaco Carlo Pace. Prima invece, lavoravo alla Fiat di San Salvo, ho cominciato nel 1972».
Quelli in Comune sono stati anni intensi, come si è trovato con i diversi sindaci?
«Pace era un metodico, una persona rispettosissima e molto tranquilla. Pretendeva il giusto e lo faceva con grande cortesia. Quello con Luciano D'Alfonso è stato il periodo che ricordo in maniera più nitida, con lui ho avuto una vita lavorativa intensa, che iniziava la mattina presto e finiva la sera tardi, a mezzanotte o l'una, tutti i giorni. È stata dura, ma lo ricordo come un bel periodo: la sera quando tornavo a casa sapevo di aver fatto qualcosa durante il giorno».
E con Luigi Albore Mascia e Marco Alessandrini?
«Mascia lo conoscevo dalla giunta Pace, ed è sempre stato un gran signore. Poi è arrivato Alessandrini, che ringrazio con tutto il cuore, perché anche se il periodo di collaborazione è stato breve, tra noi è nata una bella amicizia. Questo sindaco è fatto così: quando deve chiedere una cosa, quasi ci ripensa per quanto è ben educato. Mi dispiace essere andato in pensione, se avessi potuto stare di più al suo fianco, ne sarei stato felice».
Il più esigente rimane però l'attuale presidente della Regione. Ci sono momenti al suo fianco che ricorda in modo particolare?
«Sì, D'Alfonso pretendeva moltissimo, ma io ho cercato fin dall'inizio di capirlo e di stare al suo passo. Spesso capitava che lui fosse invitato a un pranzo o a una cena, e magari dopo aver cercato parcheggio scendevo anch'io per provare a mangiare qualcosa. Ma non facevo in tempo neppure a sedermi, perché lui aveva già fatto ciò che doveva fare ed era pronto per ripartire».
D'Alfonso, ultimamente, è finito sui giornali a causa delle multe per eccesso di velocità. A lei è mai capitato di superare i limiti?
«Probabilmente, qualche volta sì».
Ha preso molte multe nella sua carriera di autista?
«Una sola, a dir la verità. È accaduto sulla circonvallazione e la multa mi è stata comminata dai vigili urbani di Spoltore: il limite è a 90 chilometri orari, io andavo a 104, abbiamo pagato 300 euro, ma è stata l'unica volta».
Il suo mestiere rafforza la pazienza. Quante volte ha dovuto attendere in macchina?
«Ho fatto lunghe soste, ma spesso i sindaci mi dicevano di seguirli. Il problema è che in città è difficile trovare parcheggio e si finisce per rimanere in auto. La volta che sono stato fermo di più è accaduto a Roma, con D'Alfonso: quattro ore di attesa, ma non mi è mai dispiaciuto perché mi piaceva il mio lavoro».
Ma in auto almeno si parlava?
«Sì, tutti sono sempre stati molto disponibili. Si sedevano davanti, parlavano di famiglia, dei figli, ma anche di quello che succedeva in Comune».
Mai ascoltato un segreto?
«No, quello mai».
Che cosa le mancherà del suo mestiere?
«Mi mancherà il sindaco Alessandrini, a lui sono affezionato. Mi ha donato una targa con un'iscrizione commovente. E poi tutte le persone che conosco in Comune. Mi hanno fatto una festa e un bellissimo regalo, un orologio che ho già indossato. Li ringrazio tutti. Un po' mi dispiace andarmene, proprio per loro».
Che cosa c'è scritto sulla targa?
«Grazie per essere stato al nostro fianco senza far rumore, sempre presente al bisogno, sempre alla distanza giusta, quella che sa riconoscere solo l'uomo di fiducia e l'amico».
Ora si dedicherà alla famiglia?
«Sì, a mia moglie Antonietta, ai miei figli Francesco, Luca e Chiara, e alla mia nipotina Aurora. Tra un po' diventerò di nuovo nonno di un maschietto. E poi ai miei genitori che vivono a Roccamontepiano».
Ma quando esce con sua moglie chi guida?
«Fuori città mi metto al volante, ma se andiamo in centro spero sempre che guidi lei. E ogni volta mi dice: ma ho un marito autista e devo guidare io?».
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