L’avvocato: il ragazzo va risarcito

Bisceglie assiste il 23enne: «Yelfry è vivo per miracolo, ora chiediamo giustizia»
PESCARA. «Yelfry è un miracolato e sapete perché? I primi due colpi di pistola lo hanno sfiorato alla testa e al collo. Ha ancora un ematoma vistoso proprio al collo, per quel proiettile. È davvero un miracolo che sia vivo. Poi è stato colpito al torace e alla schiena». L’avvocato Piero Bisceglie parla della grande forza d’animo del cuoco 23enne che domenica è stato raggiunto da 5 colpi di pistola mentre stava servendo un cliente, nel locale di piazza Salotto dove lavora da tre anni.
Bisceglie, che è stato scelto dalla famiglia di Yelfry Rosado Guzman come difensore, ha fatto visita al giovane e ha notato che a un certo punto «si è emozionato, il cuore ha superato i 130 battiti ed è scattato l’allarme. Ma lui diceva ai dottori di stare tranquilli».
Il legale riflette sul percorso che lo attende. «A noi interessa l’aspetto penale e, soprattutto, quello civilistico, perché vogliamo tutelare Yelfry e la sua famiglia. A oggi non sappiamo quali saranno le condizioni future del ragazzo ma, di sicuro, davanti a un giudice lo tuteleremo fino in fondo. Vogliamo che Yelfry sia risarcito e vogliamo giustizia» e sin da ora la famiglia del giovane cuoco, che spera di tornare presto a camminare, ha chiesto a Bisceglie che «nel processo vengano rispettate tutte le regole».
Dopo il tentato omicidio di cui si è reso responsabile il 29enne originario di Montesilvano Federico Pecorale, il suo difensore, Florenzo Coletti, ha spiegato di voler studiare con attenzione il video integrale dell’aggressione. «Sinceramente», commenta Bisceglie, «credo ci sia poco da capire in quella registrazione, mi sembra tutto evidente e chiaro. Ma su questo ci saranno gli esperti che diranno la loro». E sui problemi psichici di Pecorale di cui parla il suo difensore (gli è stata riconosciuta una invalidità del 90%, dopo un incidente stradale), sottolinea che «saranno i consulenti a deciderlo. Certo, ho letto che l’indagato ha organizzato la fuga con il taxi e mi sembra che lo abbia fatto con cognizione di causa».
Bisceglie anticipa sin da ora che intende chiedere «il sequestro di tutti i beni della famiglia dell’indagato: mi sembra il minimo che si possa fare in questa situazione e mi auguro che poi il pubblico ministero la accolga». Quanto al ricorso al rito abbreviato, già annunciato da Coletti, commenta: «È una logica strategia, ammessa dal codice, per ottenere una riduzione di pena».
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