L’avvocato Reboa: il Tribunale di Pescara non è compatibile

19 Settembre 2020

PESCARA. «C’era la possibilità di tenere il processo in un palasport, nel cortile del tribunale o adottare questa soluzione di oggi. Occorre prendere atto che la scelta fatta rappresenta un...

PESCARA. «C’era la possibilità di tenere il processo in un palasport, nel cortile del tribunale o adottare questa soluzione di oggi. Occorre prendere atto che la scelta fatta rappresenta un esperimento fallito e non è conforme a quanto disposto dal codice di procedura penale».
L’avvocato di una parte dei familiari delle vittime di Rigopiano, Romolo Reboa, boccia la soluzione anti Covid studiata dal Tribunale per celebrare questo complesso procedimento di oltre 250 parti. «In questo momento», precisa Reboa, «se devo interloquire con uno dei miei assistiti, devo alzarmi e andare in un’altra aula per cercarlo, perdendo la possibilità di seguire il processo. Mentre il presidente del Comitato vittime, Gianluca Tanda, mio assistito, è stato addirittura stoppato dalla polizia perché voleva venire a parlare con me. Bisogna iniziare a ragionare», conclude il legale romano, «sul fatto che il tribunale di Pescara non sia compatibile con questo processo».
Anche in aula, davanti al giudice, Reboa ha criticato l’organizzazione: «Mi verrebbe da citare il titolo di un film che aggiusterei così: “Salvate il soldato Sarandrea”. Non è una critica alla sua conduzione, ma alla gestione di questo processo anche per il futuro». Tanda ha invece usato toni più pacati. «Certo non è possibile che mi si impedisca di parlare con il mio avvocato, ma accettiamo anche questo. Andiamo avanti per priorità e la priorità è di accelerare i tempi del processo». (m.cir.)
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