L’azienda: «L’impianto è sicuro»

17 Novembre 2019

La replica dei vertici della Make Energy: «Nessun negativo impatto ambientale»

LORETO APRUTINO. «Il nostro impianto non inquina, non ha impatto ambientale, non ci sono fumi che fuoriescono dalla struttura perché tutto il processo di lavorazione degli organici agricoli e i rifiuti avverrebbe all’interno del capannone realizzato con materiale di cemento armato e legno. La struttura, del costo variabile tra i 10 e i 12 milioni di euro, occuperebbe un paio di ettari in località Cartiera e il Comune non avrà costi».
Cercano di rassicurare gli animi agitati in quel di Loreto, più di 7mila abitanti, i titolari della Make Energy, Alessandro Tramontano ed Elena Stefani, amministratrice dell’azienda romana (via Rodolfo Lanciani, 69) che ingloba anche la Think Eco (con sede legale a Collarmele, nel teramano) che si dicono disponibili a «costituire un comitato scientifico e incontrare di nuovo, perché eravamo già presenti all’incontro del 31 ottobre ma non c’era tanta gente, i cittadini e gli imprenditori della zona per spiegare il progetto che trasformerebbe in biogas almeno 100 tonnellate al giorno di frazione organica di umido e rifiuti derivanti dall’agricoltura, dalla sansa della olearia ai raspi delle vigne, oltre al compost derivante della pulitura del verde urbano da utilizzare come fertilizzante in agricoltura». Ma i benefici per i cittadini sarebbero anche altri, secondo gli investitori romani. Tramontano rivela l’esistenza di un «protocollo di intesa, al momento fermo, fatto con il Comune col quale diamo la disponibilità a creare, in prossimità del futuro insediamento di 2 ettari, un distributore di biometano, per la fornitura gratuita per tutti i mezzi del Comune e forniture ai cittadini con l’abbassamento della tariffa fino all’80% del costo del metano, che normalmente costa un euro al chilo». A testimonianza che si tratti di un progetto, a loro dire, ecosostenibile, i rappresentanti della Make Energy confermano che «all’interno dell’insediamento verrà realizzato, a cura dell’università dell’Aquila, un polo scientifico per lo studio dei ricicli, biometano e similari».
Sottolinea, il vertice aziendale che intende realizzare l’impianto, che «non ci saranno fumi che usciranno dal fabbricato perché il processo di lavorazione, cosiddetto a digestione anaerobica, degli organici avverrà all’interno del capannone».
Nel dettaglio accadrebbe che «i veicoli della società che si occupa della differenziata al Comune di Loreto, raccolgono l’umido, il Forsu (yogurt, tonno, inerti e altro) nei bidoni dei cittadini per portarli nell’impianto di biodigestione sul territorio, piuttosto che fuori regione con costi alti. Il camion entra in una “bussola” a pressione e scarica i rifiuti. Nella bussola c’è un sistema di estrazione dell’aria che viene trattata e nessun odore esce all’esterno». (c.co.)