L’Eps conta 750 istituti venatori e 4.500 cacciatori

19 Maggio 2019

L'Ente produttori selvaggina (Eps), associazione venatoria riconosciuta dalla legge, si propone di diffondere il concetto di caccia sostenibile, riconoscendo il valore primario della gestione...

L'Ente produttori selvaggina (Eps), associazione venatoria riconosciuta dalla legge, si propone di diffondere il concetto di caccia sostenibile, riconoscendo il valore primario della gestione faunistico venatoria. In Italia vanta un milione di ettari di concessioni e rappresenta aziende venatorie, centri privati di produzione di selvaggina, riserve di caccia, aziende agri turistico venatorie, allevatori e produttori di selvaggina anche allo stato naturale.
Nato nel 1922, tra i primi se non il primo in Italia del suo genere, l’ente conta 750 istituti venatori di proprietà di grandi imprenditori come Salini, Antinori, Beretta etc, a cui si aggiungono circa 4.500 cacciatori. Rappresenta inoltre il 15% del territorio nazionale agro faunistico venatorio. E punta a promuove l’ambiente, l’agricoltura e la caccia. Per la precisione stimola i concessionari a intraprendere un’attiva gestione del territorio che porti a preservare gli spazi aperti, contrasti l’abbandono delle terre, e trasformi realmente in risorsa agricola la gestione venatoria. In sintesi promuove la “wildlife economy 2.0” che crei un indotto con filiere certificate sul territorio, atte a sostenere anche le imprese agricole presenti nelle zone più disagiate. Nella filosofia della wildlife economy il territorio delle imprese agricole diventa culla della caccia, anche con funzione sociale, dove il cacciatore può essere fruitore o attore primario nel rispetto degli orientamenti scientifici, dell’ambiente e della gestione di quelle specie che risultano in sovrannumero, come nel caso dei cinghiali. In sintesi L’agricoltura può valorizzare la caccia e le attività faunistiche e i cacciatori possono beneficiarne. A livello nazionale il valore economico-occupazionale che ruota attorno alle attività di gestione faunistica e alla salvaguardia degli habitat, produce un effetto economico di circa 8 miliardi di euro pari allo 0,51 del Pil nazionale a cui si aggiungono le eccellenze artigianali del “Made in Italy”. (c.s.)