L’esperta: «Ai bambini è mancata la scuola, va superato il trauma»

5 Giugno 2020

La psicoterapeuta Iezzi, ospite a Rete8, indica la strada per ripartire «Genitori e maestre decisivi per il ritorno alla socialità dei più piccoli»

PESCARA. «Per la ripartenza sarà decisivo il ruolo degli adulti: genitori e insegnanti devono creare una rete solidale e aiutare i bambini a far coesistere il rispetto delle precauzioni con il ritorno alla socialità». Margherita Iezzi, psicoterapeuta psicoanalitica per bambini, adolescenti e famiglie, docente all’università d’Annunzio Chieti-Pescara e presidente dell’associazione Divenire, indica la strada per aiutare i bambini a tornare alla normalità dopo il lungo isolamento in casa che ha cambiato le loro vite. La dottoressa è stata ospite ieri sera su Rete8 della trasmissione “Pronto Medicina facile” condotta dal giornalista Paolo Castignani. La puntata si è aperta con il saluto di Noemi Sciarretta, la bimba di 8 anni di Guardiagrele affetta da Sma1, e di suo papà Andrea.
Dottoressa Iezzi, il Covid come ha cambiato la vita dei bambini?
«Sicuramente i bambini sono molto fragili e hanno vissuto improvvisamente una cesura da tutte quelle persone che costituivano la cornice del quotidiano, come insegnanti e amici, ma anche dalla loro routine. Nella fase iniziale c’è stata quasi euforia perché non c’era la scuola, ci si svegliava più tardi e non si facevano i compiti. Poi, con il tempo, è subentrato un senso di paura e disorientamento e nei loro disegni è emersa la presenza del buio e dell’ombra legata all’insicurezza e all’angoscia».
Ci sono stati anche aspetti positivi durante l’isolamento?
«Molti genitori si sono ritrovati in uno spazio, quello della casa, che prima era solo di transito perché presi dal lavoro e da mille impegni. Questo ha prodotto anche delle sorprese in positivo, cioè persone che si sono riavvicinate e hanno vissuto momenti di condivisione degli aspetti difficili della gestione dei bambini in casa. Poi, c’è stato molto spazio per la creatività e una maggiore solidarietà familiare».
È stata tutelata la psiche dei bambini in questi mesi?
«Se ci riferiamo alla popolazione in generale, c’è stata una risposta immediata anche tramite l’apertura di sportelli di ascolto. I bambini, invece, sono rimasti più indietro».
Quanto è mancata la scuola ai bambini in questo periodo?
«Tantissimo, perché la scuola non è solo apprendimento ma anche socializzazione. Ai bambini mancano molto gli amichetti e gli insegnanti».
Le principali preoccupazioni dei genitori per la tutela dei bambini quali sono state?
«La paura iniziale è stata quella di ammalarsi e di contagiare anche i bambini. Poi, sono subentrate altre paure. I genitori hanno cominciato a temere che i figli si isolassero troppo e che rimanessero indietro nella didattica».
Quali sono state, invece, le principali difficoltà degli adolescenti?
«Gli adolescenti rappresentato una situazione diversa rispetto ai bambini. Per loro uno degli aspetti di maggiore sofferenza è stata la condivisione degli spazi».
Quanto e come il divieto di contatto fisico può influire sulla psiche dei bambini?
«Doverli istruire rispetto al fatto di mantenere le distanze, mantenendo, però, nella loro mente viva l’idea che si sta bene insieme, porrà grosse sfide per gli adulti che devono essere in grado di aiutali. Se un genitore è troppo spaventato, trasmetterà l’idea che è meglio non avvicinarsi mai più a nessuno. Se, invece, c’è una mediazione tra la prudenza e gli aspetti importanti della socialità, tutto questo potrà essere gradualmente accettato dal bambino».
Come si riparte ora?
«Non sarà facile. Bisogna aiutare i bambini a pensare al cambiamento. Ora hanno timore di riprendere la vita normale perché la casa ha rappresentato un guscio protettivo. Lasciare quel guscio e ritrovare un mondo diverso è visto come qualcosa di inquietante. Genitori e insegnanti giocheranno un ruolo fondamentale. Devono allearsi per aiutare questi ragazzi a comprendere quello che è accaduto e a superare il trauma».
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