L’esperto: clima pazzo in montagna si rischia

Ieri ennesimo incidente sui monti Sibillini, salvo per miracolo un 78enne De Paolis: «Pericolo di valanghe o slavine, meglio evitare escursioni»
L’AQUILA. Vivo, nonostante i numerosi traumi. Così un escursionista di 78 anni, scivolato ieri per 400 metri in un canalone sul monte Vettore (Monti Sibillini) se l’è cavata con un grande spavento e potrà ricordare quello che, forse, è stato il giorno più brutto della sua vita. A portarlo in salvo, prelevandolo sul versante sud-occidentale del massiccio, a 1.750 metri di quota, è stato l'elicottero del 118 partito dall'Aquila, ora è ricoverato all'ospedale civile "G.Mazzini" di Teramo. Quello di ieri è l’ultimo di una serie d’incidenti, in questo caso con un epilogo positivo, che ha costellato la settimana nera delle festività natalizie, aperta purtroppo con la morte in quota di tre escursionisti su versanti differenti del Gran Sasso: una donna di 49 anni, Franca Di Donato, originaria di Isola del Gran Sasso (Teramo) caduta nel Vallone dei Ginepri, a circa 2.500 metri; e i due giovani alpinisti di Corfinio, in provincia dell’Aquila – Ryszard Barone, 25 anni, e Andrea Antonucci, 28 – caduti ai piedi dell’anticima della vetta orientale del Gran Sasso, a pochi metri dal rifugio Franchetti e a pochi minuti dall’inizio della loro salita. Incidenti che riaccendono la riflessione sul modo di affrontare la montagna in sicurezza, ma anche sul proprio approccio comportamentale che, dicono gli esperti, dovrebbe essere sempre di «massima umiltà», avendo a mente che la montagna è lì, ci aspetta e che, in particolari condizioni climatiche e ambientali, «occorre anche saper rinunciare al proprio programma». E magari salvare la vita. Condizioni meteo e ambientali in continua evoluzione, che determinano zone off limits, come descriviamo nella “mappa rossa” in pagina, che cerchiamo di comprendere con l’aiuto del vicedelegato abruzzese del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico, l’aquilano Rubino De Paolis, che ha partecipato alle operazioni di ritrovamento nei giorni scorsi.
De Paolis, la montagna non può essere “chiusa” alle escursioni, ma quali sono le condizioni che la rendono off limits?
«Ad esempio proprio le condizioni ambientali che si presenteranno dei prossimi giorni. Le previsioni meteorologiche annunciano un peggioramento senza nevicate abbondanti che, però, dopo giornate di sole e formazione di ghiaccio notturno, rendono la montagna davvero piena di pericoli. La neve che cade in queste ore, poggiando sulle superfici ghiacciate, scivola via. Potrebbe esserci anche il rischio di essere coinvolti in slavine o valanghe. Nei prossimi giorni sarebbe opportuno, dunque, non salire a quote elevate, da affrontare in ogni modo esclusivamente con l’attrezzatura adatta per la progressione su neve e ghiaccio (ramponi, piccozza, imbracatura e corda) che bisogna aver imparato a usare in modo corretto, altrimenti diventano d’intralcio».
Dunque, il consiglio è di stare lontani dalla montagna?
«Nei primi giorni successivi alle nevicate – per quanto, ripeto, poco abbondanti – sarebbe meglio non avventurarsi, perché sui pendii in cui c’è alta presenza di ghiaccio la neve impiega diversi giorni per consolidarsi. Non solo: ci sarà anche il vento a rendere ancora più insidioso l’ambiente montano, si formeranno grossi accumuli di neve che potrebbero innescare valanghe e creare le cosiddette “cornici” di neve sulle creste».
Dove assolutamente lei sconsiglierebbe di andare? «Come dicevo, sono da evitare tutti gli itinerari alpinistici oltre 2mila metri e quelli escursionistici al di sotto dei 2mila esposti a Nord, ma anche quelli che d’estate affronteremmo senza particolari complessità. Il sentiero che l’escursionista Di Donato stava affrontando era, per esempio, la salita normale dal versante teramano del Gran Sasso, che non è tra le più impegnative, ma il tipo di condizioni ambientali dei giorni scorsi l’ha resa pericolosa».
Bisogna forse anche saper rinunciare?
«Questa è la prima regola alla base di qualsiasi attività in quota. Le persone esperte possono anche non aver bisogno di avvicinarsi alla montagna per capirne le condizioni, mentre i meno esperti una volta sul posto dovrebbe valutarne attentamente la condizione e rapportarla alle proprie capacità e attrezzature».
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