L’esperto: il virus c’è ancora ma il caldo ci può aiutare

15 Giugno 2020

Il virologo Fazii: «La situazione è favorevole, ora non allentiamo le precauzioni» Quattro nuovi casi e due vittime tra cui una 54enne di Scerni con altre patologie

PESCARA. Quattro nuovi casi positivi al Covid e due vittime nelle ultime 24 ore, tra cui una 54enne di Scerni che aveva altre patologie pregresse. La situazione in Abruzzo resta sotto controllo e da oggi possono riaprire anche centri estivi per bambini, centri benessere, sale scommesse e discoteche all’aperto. «La situazione è favorevole ed è giusto riaprire le attività perché altrimenti in molti rischiano di finire in bancarotta», spiega il virologo Paolo Fazii, «ma ci vuole prudenza anche in questa fase che, comunque, ci sta dando segnali molto incoraggianti».
GLI ULTIMI DATI. I nuovi casi positivi diagnosticati in Abruzzo sono quattro a fronte di 1.411 tamponi eseguiti, un numero di test leggermente più elevato rispetto a quello di sabato. La percentuale di nuovi positivi, calcolata in rapporto al numero di tamponi eseguiti, resta bassa e oscilla tra lo 0,2 e lo 0,3%. Dall’inizio dell’epidemia, sono 3.279 i positivi al Covid. Nelle ultime 24 ore sono decedute due persone risultate positive: le due vittime sono un 72enne di Silvi e una 54enne di Scerni. Il totale dei morti in Abruzzo sale a quota 456. Il dato positivo è che la pressione sulle strutture ospedaliere resta invariata. Nei reparti sono ricoverati 71 pazienti (uno in meno rispetto a sabato), e 4 in terapia intensiva (numero invariato rispetto al dato precedente). Sono tre in più i pazienti in isolamento domiciliare, per un totale di 436. Gli attualmente positivi in Abruzzo sono 511. Nessun nuovo guarito nelle ultime 24 ore: il totale delle persone che sono state dimesse o si sono negativizzate al virus resta fermo a 2.312.
LE RIAPERTURE. Oggi è il giorno della riapertura di molte attività rimaste chiuse da mesi causa pandemia. L’Abruzzo, con proprie ordinanze, ha anticipato da giorni la riapertura di cinema, teatri e centri sportivi. «Questo virus alle nostre latitudini ha dimostrato di patire il caldo», spiega il virologo Fazii, direttore del laboratorio della Asl di Pescara, «ed è un dato che ci dovrebbe avvantaggiare e dovrebbe favorire anche le riaperture. Il virus probabilmente è ancora presente, ma con il caldo non riesce a penetrare nell’organismo. In questa estate, secondo me, dal punto di vista dei casi clinicamente manifesti, ce la vedremo bene nel senso che ce ne saranno pochissimi per via, appunto, del clima sfavorevole al virus».
«Questa situazione favorevole ci porterà gradualmente a riprendere una vita quasi simile a quella che avevamo prima del Covid. Si può riaprire e questo è il momento adatto», aggiunge Fazii, «altrimenti dopo l’emergenza sanitaria, ci troveremo di fronte a ripercussioni non solo economiche ma anche psicologiche sulla vita delle persone».
«MASSIMA PRUDENZA». Secondo l’esperto, è giusto ripartire e tornare quasi a una vita normale, ma non è ancora il momento di abbassare la guardia. «Non mi sento ancora di dire che è tutto finito», avverte Fazii. «Alcuni giovani, pensando di essere immortali alla loro età, non sono molto attenti al distanziamento sociale e non usano la mascherina. Devo dire, però, che noi italiani abbiamo imparato molto dal lockdown e da quello che è successo da noi perché, è bene ricordarlo, Pescara è la provincia del centro-Sud Italia con il maggiore numero di casi e morti e una delle poche ad avere avuto una zona rossa. L’esperienza recente fa sì che la maggior parte della popolazione rispetti le distanze e metta la mascherina».
Se il trend epidemiologico dovesse restare invariato, non è escluso che possa cadere l’obbligo di indossare la mascherina. «Quello che diciamo oggi potrebbe non valere tra un mese», dice Fazii, «nel senso che dipenderà da quello che succederà nelle prossime settimane. Se cominciamo a vedere azzerati i numeri a livello di casi, sintomatici e asintomatici, e di ricoverati, si potrebbero anche allentare le misure. Ma non è il momento di dirlo adesso», conclude Fazii. «Questo è un virus giovane, che già abbiamo imparato a conoscere meglio in questi quattro mesi dal punto di vista epidemiologico, clinico, terapeutico e diagnostico. Abbiamo fatto progressi e ora siamo organizzati, ma non dobbiamo sottovalutare il virus».
©RIPRODUZIONE RISERVATA