L’esperto: non sfidate la montagna e siate pronti a rinunciare a uscire

3 Dicembre 2019

PESCARA. Una ricerca impegnativa andata avanti senza tregua da venerdì sera a domenica, una corsa forsennata per cercare di arrivare in tempo e non trovarsi di fronte a una scena che, forse, i...

PESCARA. Una ricerca impegnativa andata avanti senza tregua da venerdì sera a domenica, una corsa forsennata per cercare di arrivare in tempo e non trovarsi di fronte a una scena che, forse, i soccorritori già si aspettavano.
Poi il triste epilogo nella tarda mattinata di domenica. La storia di Matteo Martellini, 37 anni, morto in un canalino sulla via del Centenario, sul Gran Sasso, s'intreccia con quella dei due escursionisti partiti in cordata sulla Majella e scivolati sul monte Camicia, Gianpiero Brasile, 58 anni, e Antonio Muscedere, 55. Cinquanta i soccorritori del Cnsas regionale impegnati nel primo caso, decine nel secondo. E si apre di nuovo una riflessione su come si possa morire in montagna. Scarsa esperienza, disinformazione, avventatezza, scarsità di conoscenza della montagna, attrezzature non idonee o inabilità a utilizzarle: sono tante le cause alla base di un incidente in montagna. Un'escursione di per sè è un'attività impegnativa, e i pericoli sono sempre in agguato, specie quando le condizioni meteorologiche sono incerte; ecco che, per non mettere a repentaglio la propria vita, bisogna avere anche la capacità di rinunciare. Lo dice con forza il vice delegato regionale del Cnsas, Rubino De Paolis, che ha seguito in prima persona e coordinato le operazioni per il ritrovamento di Martellini, mentre un altro gruppo degli uomini del Cnsas erano impegnati sulla Majella.
De Paolis, perché avvengono questi incidenti?
«Possono esserci diverse cause concomitanti. La prima è la scarsità di conoscenza e di esperienza dell'ambiente montano, soprattutto di quello che comporta avventurarsi in sentieri molto lunghi, come il Centenario. Inoltre, siamo in una fase di transizione tra due stagioni ed è facile trovare percorsi montani esposti a sud e quindi del tutto asciutti, e immediatamente dopo brevi tratti completamente gelati. Se non si è attrezzati o preparati, è facile che si possa scivolare o incappare in pericoli mortali come quello che ha coinvolto Matteo».
Gli escursionisti deceduti sulla Majella, invece, sono partiti in cordata: a volte sembra che anche l'esperienza non sia sufficiente?
«Troppo spesso ci si riempie la bocca con questa parola. L'esperienza non è soltanto aver fatto qualcosa; ma bisogna averla fatta come si deve e soprattutto deriva da ciò che abbiamo imparato nel corso degli anni e ciò che ci è stato trasmesso da chi è più capace di noi. Avere l'attrezzatura, come una corda o un'imbracatura, non significa che stiamo per affrontare un'escursione in sicurezza; per farlo ci vuole tanta pratica, occorre aver acquisito alcune nozioni tecniche e avere la conoscenza di quelle pratiche che rendono sicura la cordata. Diversamente si rischia molto, perché l'attrezzatura, se non utilizzata bene, può anche essere un ostacolo».
Come prepararsi a un'escursione in questa fase dell'anno ?
«Prima di partire, bisogna documentarsi in modo dettagliato sulle condizioni meteorologiche. Non basta cercare informazioni sui social o affidandoci agli amici o alle performance di ipotetici esperti di montagna. Per affrontare un'escursione in sicurezza, al contrario, bisogna acquisire le informazioni necessarie sulle condizioni del terreno e meteorologiche e scegliendo gli itinerari alla nostra portata, affrontabili con l'esperienza e la conoscenza che abbiamo dell'attività in montagna. Sarebbe buona regola se, alla base della nostra passione, si ponesse un minimo di dimestichezza frequentando corsi ad hoc, per esempio del Cai, oppure se si frequentassero le escursioni insieme agli accompagnatori di media montagna o alle guide alpine, in modo da acquisire una conoscenza di base che ci permetterebbe a monte di fare le scelte adeguate e di ridurre i rischi. Troppo spesso ci si avventura in percorsi difficili di cui non si sa nulla».
Bisognerebbe anche essere in grado di rinunciare a un'escursione?
«Questo è alla base di tutto. Un grandissimo alpinista in un'intervista disse che il vero alpinista è quello che muore nel letto di casa sua. Non a caso Riccardo Cassin è morto a oltre 100 anni».
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