L’esperto: «Risorgerà ma serviranno anni»

Parla l’ex generale Savini del gruppo di lavoro del Comune: la natura ha la forza per reagire al rogo
PESCARA. «La natura ha la forza per reagire anche a un incendio come quello che c’è stato a Pescara il primo agosto. E noi vogliamo che la Pineta torni ad essere un luogo fruito dalla popolazione, rispettando tutte le prescrizioni vigenti». Sono parole di speranza quelle che arrivano dagli esperti scelti dal Comune per scrivere le tappe da seguire dopo il rogo di un mese e mezzo fa.
Parla il generale in pensione Nevio Savini, già comandante del gruppo carabinieri forestali di Chieti che di incendi ne ha visti «tantissimi» e ne ha diretto lo spegnimento. Oggi si trova a collaborare con il Comune per la rinascita della Pineta e con lui ci sono Dario Febbo, ex direttore del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, e Gianfranco Pirone, già professore ordinario all'Università dell'Aquila in Ecologia Vegetale e Geobotanica e sono tutti e tre «soddisfatti di dare un contributo alla città».
Il rogo del primo agosto lo ha «colpito molto, dal punto di vista emotivo», e sa che il compito che li attende «è complesso» ma il messaggio che Savini lancia alla città, senza entrare nel merito di ciò che si andrà a fare, è positivo, perché «ci sono le premesse per riavere un’area verde laddove lo era prima. Noi vogliamo riportare quanto prima la pineta a soprassuolo boschivo, nel miglior modo possibile e in tempi che siano il più possibile stretti ma che comunque sono quelli necessari». Già, perché bisogna obbligatoriamente tenere conto del fatto che «i cicli biologici non sono comprimibili, vanno rispettati» e quindi ci vorranno «anni». D’altronde «il danno c’è stato» e l’entità si valuterà «più in là. Non tutto si vede oggi perché delle piante si possono riprendere».
Il presupposto è che «la Pineta di Pescara è un unicum in Italia, trovandosi nel perimetro urbano ed essendo piena di strade, abitazioni, attraversamenti stradali, e poi c’è il teatro d’Annunzio, la chiesa, le abitazioni, il Flaiano, e ci sono molte attività umane. Un unicum», dice ancora, «che va trattato come tale, tenendo presenti tutti questi elementi e, ovviamente, anche la normativa vigente».
Per ora è stato realizzato un primo sopralluogo in Pineta, «ed è qualcosa di forte da vedere», e sono stati promossi degli incontri: l’avvio di un percorso che gli esperti cureranno dal punto di vista «tecnico», mettendo insieme le diverse competenze ed esperienze. «Un ruolo delicato», sottolinea Savini, che sarà portato avanti in «maniera trasparente. E saremo aperti al contributo di terzi, garantendo una informazione corretta». (f.bu.)
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