L’esposto di un volontario fa scattare nuove indagini

Un addetto dell’Antincendio denuncia carenze nei soccorsi e nella manutenzione Al vaglio della Procura il contratto di Rfi con la ditta incaricata di pulire il tracciato
PESCARA. C'è un secondo fascicolo, aperto dalla procura di Pescara, sull’incendio che il primo agosto scorso ha distrutto la Riserva naturale della pineta dannunziana. Un esposto che porta la firma di un volontario dell’anticendio e che evidenzia una serie di criticità che hanno una loro indubbia valenza dal punto di vista tecnico, anche perché si tratta di argomenti trattati con cognizione di causa da chi sembra essere pratico della materia.
Nell’esposto si elencano una serie di carenze e fra queste, in particolare, la mancata percezione del pericolo prima dell’incendio; la risposta tardiva degli addetti ai lavori; le carenze nella manutenzione e non ultimo la gestione della riserva da parte del Comune (in sostanza quello che riguarderebbe il piano di protezione civile). Molti di questi argomenti erano già all’attenzione del pm Anna Benigni che guida le indagini dei carabinieri forestali, ma l’esposto punta il dito su aspetti molto tecnici che potrebbero aiutare le indagini.
La pista privilegiata resta sempre quella della scintilla dovuta alla frenata di un treno che passa proprio a ridosso dell’inizio dell’incendio (potrebbe trattarsi del treno che quel giorno e a quell’ora andava a Lanciano). Un’ipotesi che deve ancora trovare elementi certi per pensare a eventuali responsabilità da parte di qualche ente, visto che la pista del piromane da tempo era stata scartata per mancanza di riscontri su inneschi mai rinvenuti: neppure dal Niab, lo speciale gruppo dei forestali esperti nell’analizzare il territorio. Questo perché ad alimentare le fiamme potrebbero essere state le sterpaglie presenti sul tracciato ferroviario a fianco delle rotaie. Rfi avrebbe dichiarato agli investigatori che quel lavoro era stato appaltato a una ditta di Napoli e che comunque sarebbe stato regolarmente eseguito. Ma è proprio su questo aspetto che si cercano conferme, ed è anche per questo motivo che i forestali hanno chiesto a Rfi di acquisire il contratto di appalto. Le immagini satellitari, invece, non sarebbero state di grande aiuto in quanto la zona che corre lungo il tracciato ferroviario non si distingue bene. Ma per fortuna potrebbero esserci altri video, girati da semplici cittadini pochi giorni prima dell’incendio, che sotto questo aspetto potrebbero aiutare a capire se quei lavori siano stati effettivamente eseguiti. In caso contrario la scintilla partita da una frenata del treno avrebbe potuto accendere con facilità le sterpaglie secche presenti sul posto.
È molto probabile che il magistrato decida di riunire i due fascicoli e di disporre ulteriori accertamenti anche sulla base delle segnalazioni evidenziate da chi di incendi se ne intende e sembra conoscere anche le questioni tecnico-amministrative.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

