L’ex colonia francese tra rivolte, missioni e miniere di uranio

21 Novembre 2015

L’intervento militare di Parigi nel 2013 non è stato risolutivo Il Paese spera in una riconciliazione ma resta nel caos

IL CAIRO. Paese poverissimo il Mali, ex colonia francese, acquista la sua indipendenza nel 1960 per poi vivere una stagione di democrazia fra il 1992 e il 2012. Ma le spinte indipendentiste tuareg al nord e la presenza di sacche qaediste fanno piombare il Paese in una guerra civile che si conclude in parte nel 2013 con l’intervento francese. In mezzo un colpo di Stato, poi nuove elezioni nella speranza di una riconciliazione nazionale, mentre gli jihadisti continuano ad alzare la testa con nuove azioni terroristiche.

La “bomba” Mali scoppia nel 2012 con la rivolta dei tuareg al nord. La scintilla è innescata dal ritorno a casa di migliaia di combattenti armati che hanno dato battaglia in Libia al soldo di Gheddafi. Il sogno di un Azawad indipendente dura pochi mesi. I combattenti laici dell’Mnla vengono marginalizzati da alcuni gruppi islamisti: Ansar Dine, il Mujao (Movimento per l’Unicità e la jihad nell’Africa Occidentale), e Al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqim). Il nord del Paese è in fiamme. Timbuctu ed altre città cadono nelle loro mani. La sharia viene applicata, vengono distrutti i mausolei e gli orrori sono indescrivibili. A sud nella capitale si consuma un altro dramma: il 22 marzo 2012 soldati ammutinati guidati dal capitano Amadou Haya Sanogo prendono il controllo dei media e delle istituzioni. Con un colpo di Stato creano il Comitato Nazionale per il ripristino della democrazia, dissolvono le istituzioni e sospendono la Costituzione. Il presidente Amadou Toumani Tourè viene deposto e la giunta militare designa capo di Stato ad interim Dioncounda Traoré.

In questi mesi di forte tensione politica con la guerra civile al nord viene autorizzato l’intervento Serval, che vede la Francia intervenire militarmente nelle regioni settentrionali per cacciare i qaedisti. Una bonifica che però non sconfigge del tutto le fazioni estremistiche che, seppure costrette a ripiegare sulla spinta delle forti perdite subite dal contingente francese, non abbandonano completamente le regioni che avevano occupato.Sullo sfondo un Paese che possiede preziosi giacimenti di uranio, di oro, senza contare il petrolio, lo zinco, il rame, i diamanti e la bauxite.

Ad agosto 2013, dopo 18 mesi di sanguinosa crisi politico-militare, il Mali ha un nuovo presidente nella figura di Ibrahim Boubacar Keita ed il Paese spera nella riconciliazione tra le sue varie anime, primi fra tutti arabi, neri e tuareg. La sicurezza nel nord viene assicurata dal contingente internazionale della Minusma. Ma la situazione resta tesa e caotica. A ottobre 2014 nove peacekeeper Onu vengono uccisi nel nordest. Nuovi attacchi terroristici si susseguono nei mesi a venire. A marzo 2015, cinque persone vengono assassinate in una sparatoria in un ristorante a Bamako. Poi ad agosto a Sevare, nel centro del Paese, gli jihadisti attaccano un albergo e prendono più ostaggi. Muoiono in 13.