L’ex compagna: «Se è stato lui, deve pagare»

23 Settembre 2017

Lo sfogo della donna: non ha giustificazione per il suo gesto, ma mia figlia non c’entra niente con il padre

PESCARA. «Se è stato Massimo a uccidere quel ragazzo, allora, deve pagare. Non ci può essere giustificazione per la violenza». A parlare così è Antonella De Flaviis, ex compagna di Fantauzzi e madre della figlia che ha 20 anni. «Io non sono mai stata sposata con Massimo», racconta, «ma insieme abbiamo avuto una figlia. Io ne ho l’affido esclusivo da sempre e lei è cresciuta soltanto con me in un contesto pulito: lei non c’entra niente con il padre e non c’entra niente con il delitto. Mia figlia deve essere lasciata in pace e deve continuare a vivere con serenità come tutte le ragazze della sua età».
Dalla notte del delitto, la famiglia è stata proiettata nella tensione: da 8 giorni, è cominciata un’altra vita. Ma De Flaviis ribadisce che lo sbaglio è stato commesso solo e soltanto da Fantauzzi: «Chi ha sbagliato paghi, la giustizia faccia il suo corso», ripete. La speranza di questa famiglia costretta a fare i conti anche con la paura di ritorsioni è che Fantauzzi si consegni o che sia trovato dalle forze dell’ordine: sarebbe la fine di un incubo.
Su Facebook la figlia l’ha già maledetto e condannato: «In tutti questi anni non sei mai stato capace di fare il padre», ha scritto due giorni dopo l’omicidio nel pub BirraMi di Montesilvano, «mia madre, per me, da sempre, ha scelto una vita diversa e fortunatamente ho sempre vissuto fuori da tutta la merda che hai sempre fatto. Sono cresciuta sola con lei e purtroppo ho la sfortuna di portare il tuo cognome». E poi lo sfogo: «Se sei stato tu meriti di fare la peggiore fine. Mi hai solamente rovinato la vita grande bastardo».
«Mia figlia è cresciuta con i valori del rispetto e dell’educazione e non può portare addosso il marchio di un omicidio commesso dal padre che lei non frequenta più», dice la madre, «l’errore di un genitore non può ricadere su una figlia». De Flaviis sottolinea, poi, la distanza tra la figlia e suo padre: «È troppo facile pubblicare qualche foto su Facebook per fingersi padre. La vita reale è tutta un’altra cosa». E nella vita capitano anche omicidi inspiegabili: «La violenza con cui è stato ucciso quel ragazzo, che era anche un amico di mia figlia, è inaccettabile. Non ci può essere movente che giustifichi un’azione del genere. Ora, la giustizia faccia il suo corso ma lasciamo tutti in pace mia figlia». (p.l.)
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