l’ex consigliere e deputato socialista

FRANCAVILLA«Dovevo essere io il sindaco di Pescara nel ’90. Ma il mio partito, il Psi, non mi candidò e la Dc propose lui. Ma gli diedi una grossa mano per quello che ho potuto». Piero D’Andreamatteo,...
FRANCAVILLA
«Dovevo essere io il sindaco di Pescara nel ’90. Ma il mio partito, il Psi, non mi candidò e la Dc propose lui. Ma gli diedi una grossa mano per quello che ho potuto».
Piero D’Andreamatteo, lascia il cimitero di Francavilla, dov’è andato a portare il suo ultimo saluto a Pino Ciccantelli, pieno di amarezza. Ex consigliere comunale e regionale del Psi, D’Andreamatteo ha vissuto il clima di Tangentopoli in prima persona, quando era da poco deputato dei socialisti di Craxi. E anche lui, come molti politici di allora, di quel periodo si porta dietro, come racconta, «ferite che non passano».
Per questo è amareggiato mentre lascia il cimitero, perché, rispetto al gesto estremo dell’ex sindaco Ciccantelli, non può fare a meno di far riferimento alla vicenda giudiziaria che vide coinvolto Ciccantelli nel 1993. «’Ste cose rimangono. Sono un tarlo, perché non capisci, non capisci perché ti è successo», dice scuotendo la testa.
E a proposito di quei tempi: «Avere i contributi per il partito era una cosa normale, poi è arrivato il 1992 ed è diventato reato. E allora via, tutti quanti fuori. Arrestarono tutti perché era scoccata l’ora. A quella politica fecero la guerra perchè si doveva stare meglio, dicevano. E ora ecco come ci troviamo, un Paese alla frutta. E sarà ancora peggio».
Un risentimento che oggi, di fronte alla tragedia di un uomo tutta ancora da spiegare, e chissà mai quando, D’Andreamatteo ripete, ancora in riferimento alle vicende giudiziarie di Tangentopoli: «Sono cose che poi ti porti dentro, sono un tassello che resta e incide sempre. Non sarà solo questo. Ci sono altre cose, succedono altre cose nella vita, ma quello resta e si somma al resto, perché continui a farti le domande. Come un tarlo che non passa. Non passa mai». (s.d.l.)

