L’ex provveditore Santilli: «Scuola a casa? Serve poco»

27 Settembre 2020

Lo storico funzionario di Pescara e Chieti auspica un rientro totale dei ragazzi: senza il rapporto umano, difficile trasmettere i valori che si vivono in un’aula

PESCARA. «Un ritorno a scuola era assolutamente necessario, perché sei mesi senza sono tanti. Troppi». Parola di Sandro Santilli, storico provveditore di Pescara, ma anche di Chieti. Nato a Campo di Giove 80 anni fa, questo uomo di Scuola è entrato per la prima volta al Provveditorato agli studi di Chieti come funzionario nel 1964, per diventare provveditore nella metà degli anni ’80. Anche dopo la pensione, nel 2007, Santilli non si è allontanato dal mondo della formazione, come insegnante di didattica e funzionamento alla scuola superiore della Pubblica amministrazione con incarico dal ministro, e in qualità di presidente dell'Accademia delle Belle Arti dell'Aquila. Un amore forte e indissolubile per la conoscenza e la didattica trasmesso ai suoi tre figli, Mariagrazia, dirigente scolastica, Simona e Gianluca, entrambi docenti, la prima nella scuola primaria e il secondo in un istituto secondario privato, e che alimenta quotidianamente, osservando con occhio vigile e attento come cambia il mondo scolastico.
«La formazione a distanza non è stata un grande successo per la scuola italiana», evidenzia l’ex provveditore. «Se la scuola non viene fatta con i ragazzi in presenza, dentro le aule, con un contatto diretto con i docenti ai quali si affezionano, e con i compagni per coltivare il rapporto tra di loro, la scuola non risorgerà mai. La didattica a distanza serve molto poco, soprattutto per i valori che la scuola alimenta in quanto comunità che si forma in un’aula, a cui tutti quanti partecipano. Le conoscenze», prosegue Santilli, «si possono trasmettere a distanza, ma quella che si viene a creare, senza il rapporto umano, è una scuola dimezzata».
Non ci sono dubbi per l’ex provveditore, insignito nel 2016 del Ciattè d'oro, onorificenza che il Comune assegna ai suoi figli più illustri, il ritorno in aula era quanto mai doveroso, perché «in emergenza è facile chiudere le scuole, ma è difficilissimo riaprirle, specie dopo tutto questo tempo. Serve la responsabilità sociale di tutti: dei dirigenti, dei ragazzi, dei genitori, dei collaboratori scolastici e del governo. Ascoltare le parole del Capo dello Stato sulla scuola», riferendosi alla definizione del presidente Mattarella della scuola come “risorsa decisiva per il futuro, in quanto veicolo insostituibile di socialità” (ndc), «è stato motivo di soddisfazione. La scuola è sempre stata accantonata dalla politica, allora credo che quella generata da questa emergenza possa essere l’occasione per riportarla al centro dell’attenzione di questo Paese». Insomma nella scuola, luogo per eccellenza della conoscenza ma anche della socialità, è fondamentale la collaborazione di tutti per Santilli che dedica un messaggio diretto ai dirigenti e ai docenti. «Come dico sempre ai miei figli, metteteci tutta la buona volontà di questo mondo, fate le cose semplici e sincere, perché le difficoltà sono tante». Mentre ai ragazzi, l’appello dell'ex provveditore è al rispetto delle regole, dentro come fuori della scuola, «perché l’emergenza coronavirus chiama alla responsabilità tutti quanti».
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