L’ex sindaco si difende: «Ho agito in buona fede»

31 Luglio 2015

Mascia sorpreso in vacanza dall’avviso di garanzia: «Mai caldeggiato delibere Quel documento era la risposta a una normale richiesta di un imprenditore»

PESCARA. «Di certo, non è l’invito di un matrimonio e non fa piacere riceverlo. Soprattutto in vacanza, però...». L’ex sindaco Luigi Albore Mascia è in vacanza e, ieri, ha appreso di essere indagato con una e-mail di posta certificata arrivata sul cellulare. L’ha letta guardando il mare. Oltre che politico di Forza Italia, Albore Mascia è anche un avvocato e quella contestazione di abuso d’ufficio per l’affare da 42 milioni di euro della Regione nello scheletro della City non lo impensierisce affatto: «È un dispiacere personale perché sono uno che ha guidato la città con onestà e trasparenza. Ma da politico e da avvocato capisco che è un atto dovuto: il guaio è che in Italia un avviso di garanzia diventa mannaia mediatica anche se è soltanto un atto tecnico disposto nell’interesse dell’indagato. Non vedo l’ora che tutto si chiarisca e sia archiviato, però, i tempi della giustizia saranno quelli che sappiamo e, nel frattempo, la politica resta nell’occhio del ciclone».

Albore Mascia difende la sua amministrazione dai sospetti: «In 5 anni ho dato sempre un’immagine di pulizia. Se errore c’è stato in una materia complessa come l’urbanistica, può esserci stato solo in buona fede». L’ex sindaco, con l’allora assessore all’Urbanistica Marcello Antonelli, è accusato di abuso d’ufficio: «Ma è una contestazione tipica dei sindaci. È normale che un amministratore possa incorrere in una situazione del genere. Ricordo che c’è stata una richiesta da parte di una ditta, la Iniziative immobiliari abruzzesi, che ha innescato una normale procedura tecnica durata un anno e mezzo. La nostra firma sulla delibera che, alla fine, ha determinato il cambio di destinazione d’uso del fabbricato ha avallato l’operato dei tecnici». Albore Mascia, poi, prosegue: «Quella delibera non è stata approvata per un’esigenza politica, era la risposta a una normale richiesta di un imprenditore come ce ne sono tanti a Pescara. È stata un tecnicismo. Vorrei proprio vedere se esiste un tecnico del Comune capace di dire che il sindaco e gli assessori gli abbiano fatto pressioni per un atto: con noi hanno lavorato tutti nella tranquillità più totale».

Nell’avviso di garanzia si dice che Albore Mascia e Antonelli avrebbero proposto «fattivamente» la delibera decisiva sfruttando una «procedura semplificata»: «Io non ho mai fattivamente proposto alcunché», replica l’ex sindaco, «mai caldeggiato una delibera durante la mia amministrazione. E anche volendo, un politico non potrebbe facilmente semplificare un iter amministrativo perché si troverebbe davanti un dirigente pronto a mettersi di traverso».

È il secondo avviso di garanzia per l’ex sindaco: il primo è arrivato da sindaco, sempre per un presunto abuso d’ufficio legato a una consulenza legale per la candidatura di Pescara a Città europea dello sport. In quel caso, l’archiviazione del procedimento è giunta nel giro di pochi mesi. All’epoca, a innescare l’indagine era stato un esposto dell’opposizione, la lista Teodoro. Stavolta, invece, è stato il consigliere regionale del M5S Domenico Pettinari, con un esposto, a far scattare l’indagine: «Se il M5S ritiene che ci siano fatti meritevoli di essere controllati, allora, fa bene a presentare denunce», dice Albore Mascia, «anche se loro lo fanno in maniera sistematica. Adesso, la politica usa questi strumenti: gli esposti ci saranno sempre».

Comunque, il progetto avviato dal centrodestra di Gianni Chiodi nel 2010 è portato avanti anche dal governatore Pd Luciano D’Alfonso: «Non so bene come vogliano portarlo avanti», dice Albore Mascia, «noi, in giunta abbiamo solo detto sì al cambio d’uso». (p.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA