«L’importanza dei piccoli gesti»

Le ragazze di Emporio e Cittadella raccontano la loro esperienza
PESCARA. I progetti di servizio civile della Caritas Pescara-Penne non si sono mai fermati. I giovani volontari si sono detti da subito disponibili a rimanere in servizio anche cambiando parzialmente le loro mansioni nel momento dell’emergenza. «Sono molto contenta di aver svolto il servizio civile in questo periodo molto delicato», dice Mitra, che ha lavorato nel centro di accoglienza per immigrati della Caritas, «tutti erano obbligati a stare a casa in quarantena, ma i bisogni delle persone di cui siamo responsabili rimanevano. Mi sono sentita anche fortunata per aver avuto l’opportunità in questo periodo di fare un lavoro che mi piace ed essere utile».
«Nei giorni di emergenza ho deciso di proseguire il servizio civile», continua Irene, impiegata nella Cittadella dell’accoglienza, «il mio impegno è stato quello di contribuire affinché tutti potessero avere un piatto di pasta caldo a pranzo e a cena». Deborah è stata in servizio nei centri di accoglienza e nell’Emporio della solidarietà: «Nel periodo di emergenza il mio servizio è stato temporaneamente modificato: principalmente servo la frutta in un emporio della solidarietà Caritas. Nonostante che possa sembrare banale, sentirsi dire da una signora che grazie a quel luogo ha la possibilità di riempire la tavola, e che nonostante la mascherina ha colto il mio sorriso dagli occhi, è veramente gratificante. Essere in Caritas mi permette di offrire un aiuto concreto al servizio degli altri, e alimentare un senso di comunità attivo e responsabile. «La scelta di proseguire il mio servizio civile durante l’emergenza è stata certa fin da subito», sottolinea Sharon, impiegata nel Centro d’ascolto diocesano, «ma, non per questo meno sofferente. Avevo paura e ne ho tutt’ora, ma ho scelto con responsabilità e amore perché ho sentito di poterlo fare. La cittadella dell’accoglienza, dove poi sono stata spostata per via dell’Emergenza, per me è stato un posto sicuro, dove mi sono sentita a casa: questo mi ha dato la forza di provare a essere casa per chi non ce l’ha».
Per Eleonora, in servizio alla mensa della Cittadella dell’accoglienza, «l’esserci in questo periodo mi ha fatto riflettere su quanto siano importanti dei gesti che possono sembrare banali: un semplice “buon appetito, ci vediamo domani” può accendere una luce in alcuni occhi bui e pieni di sofferenza». «È nelle piccole cose che siamo chiamati a scoprire la concretezza del nostro essere», conclude Alessia, divisa tra Centro d’ascolto e Cittadella dell’accoglienza, «nella banalità del gesto di porgere un pacco a una persona angosciata dalle preoccupazioni di non essere d’aiuto per la sua famiglia, accompagnandolo con un sorriso, anche se con la mascherina».

