L’impresa? Ora si simula in classe

Al via i progetti di didattica e lavoro. Si cercano aziende pronte a collaborare con istituti e licei
PESCARA. Si chiama “alternanza scuola-lavoro” e nelle scuole di Pescara non è una novità, perché diversi istituti hanno già rodato per anni il meccanismo ora disciplinato dalla legge 107. I dirigenti scolastici sono ottimisti nei confronti di questo strumento che per molti si concretizza anche nell'utilizzo di una piattaforma informatica in grado di simulare l'attività d'impresa, in collaborazione con le imprese reali che fanno da madrine e portando avanti un dialogo con tutte le aziende simulate che nascono nelle altre scuole d'Italia.
«Grazie a un accordo del direttore dell'ufficio scolastico regionale Ernesto Pellecchia con il consorzio proprietario del portale dell'impresa formativa simulata, possiamo dare il via al progetto partendo dalle classi terze», spiega Giuliano Bocchia, dirigente del liceo Da Vinci. «La simulazione avviene a scuola. Di fatto si riproduce l'organigramma di un'azienda e ogni ragazzo ha un ruolo, dall'amministratore delegato all'usciere. Ogni giorno hanno un compito da assolvere, adattando le operazioni all'attività dell'impresa madrina, con la quale c’è un contatto. Inoltre si avvia uno scambio con le imprese simulate in circa 500 scuole, per fare affari. A livello locale hanno già aderito 30 scuole su 60 e la piattaforma darà un grosso aiuto ad avviare l'alternanza scuola lavoro. È una sorta di gioco di simulazione che parte con 325 ragazzi delle terze, mentre per quarte e quinte proseguono stage formativi e tirocini universitari».
Bocchia non ha dubbi sul «beneficio immenso per i ragazzi» perché «si concretizzano delle competenze didattiche che si trasformano in competenze di vita. C'è un’enorme motivazione a livello valoriale, capiscono cosa vuol dire essere cittadini e lavorare, è un anticipo della vita da adulto, sanno studiare meglio, sono più concreti e produttivi. Non si tratta di qualcosa in più, ma di una metodologia scolastica». Sulla stessa linea la dirigente dell’istituto “Aterno Manthonè” Antonella Sanvitale. «È un'opportunità straordinaria nel mondo del lavoro per i ragazzi. Seguono dei percorsi rispondenti al loro profilo di uscita» e arrivano al quinto con un project work finale e la discussione all’esame di stato. «È una sfida alla didattica», commenta, «da rendere sempre più rispondente alla realtà». Gli studenti coinvolti sono un centinaio e per alcuni il via c'è già stato tra le visite aziendali e la giornata del Fai, quando sono stati «protagonisti».
All'istituto “Tito Acerbo” «abbiamo anticipato con i fatti, ormai da tempo, la 107», dice la dirigente Annateresa Rocchi, «ma da quest’anno c'è la legge, che ha introdotto la novità per i licei. Da noi sono 11 le terze coinvolte nelle attività di simul-impresa, con il coinvolgimento di tutte le materie», e il percorso si snoderà attraverso attività in classe, in laboratorio, orientamento al lavoro e alla sicurezza, visite in azienda e stage. «Noi lo facciamo da più di 10 anni e abbiamo contatti con le aziende e le istituzioni», così come le altre scuole che sono entrate in contatto, ad esempio, con Comune e Camera di commercio. «La valutazione è affidata a un tutor scolastico e uno aziendale, si compilano documenti di valutazione e nell'esame di stato si terrà conto anche delle attività di alternanza. È una delle rivoluzioni della 107» e i possibili problemi sono legati alla «sensibilizzazione delle aziende, per accogliere i ragazzi». L'alternanza non è una novità neppure al Liceo Marconi, dove «questo aspetto è sempre stato curato», spiega la referente Maria Grazia Gigante. Progetti del genere consentono agli studenti di «scoprire le vocazioni lavorative o universitarie e di collegare l'attività teorica alla pratica, sperimentando un rapporto alla pari con gli adulti e assumendo delle responsabilità. È un modo diverso di fare didattica». Anche Gigante è perplessa sul rapporto con le aziende visto che «molte hanno precluso ai ragazzi la possibilità di entrare, anche perché ci sono degli aspetti legati alla sicurezza». Una riposta, però, potrebbe arrivare dall'intesa con Confindustria e da un tavolo tecnico con Aidp e Regione.(f.bu.)
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