“L’improbabile”, il nuovo album da Alcatraz della Bandabardò

8 Giugno 2014

MILANO. Anticonvenzionale, impegnata e dai suoni sempre allegri, torna sulle scene musicali la Bandabardò con “L'improbabile”, il nuovo album, in uscita il 10 giugno, scritto soprattutto durante un...

MILANO. Anticonvenzionale, impegnata e dai suoni sempre allegri, torna sulle scene musicali la Bandabardò con “L'improbabile”, il nuovo album, in uscita il 10 giugno, scritto soprattutto durante un soggiorno alla Libera Università di Alcatraz di Jacopo Fo, per la prima volta con la Warner Music. «Alcatraz di Jacopo Fo è un posto meraviglioso dove non potevamo che trovarci bene per scrivere questo album», racconta il leader Enrico “Erriquez” Greppi, a Milano per presentare l'album. «Abbiamo conosciuto anche Dario Fo e suo figlio Jacopo ci ha detto che per la prima volta gli ha fatto i complimenti per la scelta di una band: eravamo noi!».

«Il primo brano dell'album però», prosegue Erriquez, «è stato “Selezione Naturale” scritto da Francesco Gazzè: per la prima volta abbiamo deciso di utilizzare un brano scritto da un altro autore e poi ci siamo buttati nel lavoro». “L'improbabile” parte con il brano “Senza impegno”, che vede una discoteca come ambientazione: «Io in realtà cerco sempre l'impegno», confessa il cantante, «ma mi sembra che a dominare sia soltanto la frivolezza». Poi si prosegue con “C'è sempre un buon motivo” dove vengono elencati i numerosi motivi per cui ci si può arrabbiare oggi. Se dovesse scegliere il principale Erriquez quale sceglierebbe? «Direi la volgarità. La mentalità furba che deve sempre e comunque vincere nel nostro Paese. L'importante da noi è aver fatto i soldi anche se con metodi illeciti. Posso dire che all'estero non è assolutamente così».

Da qui deriva il titolo “L'improbabile?” «Sì, perché è così che ci sentiamo noi al giorno d'oggi», prosegue, «siamo sempre inadatti per questi tempi moderni, per come ci vestiamo e non solo. Ci sentiamo bene solo sul palco dei nostri concerti». Non vi stancate mai di affrontare i vostri lunghissimi tour? «A volte sì, soprattutto per gli spostamenti. Prima di prendere l'ultima pausa di 2 anni, eravamo stati in tour in Italia e all'estero per quasi 4 anni di seguito. Eravamo distrutti, ma poi è ovvio che il concerto dal vivo ti regala un'energia unica». L'album è chiuso dal brano “Andrà tutto bene”, anche voi in fondo vi sentite degli ottimisti? «Lo siamo per natura ma a volte è veramente difficile continuare a esserlo. L'importante è circondarsi delle persone giuste, che condividono i tuoi ideali. Mantenere sempre alta la curiosità. Noi vediamo che otteniamo dei risultati e questo ci spinge ad andare avanti». L'improbabile tour il 27 giugno sarà a Bologna, il 3 luglio a Roma e il 18 a Milano.