L’inchiesta sull’ospedale Covid I pm: «Nessun reato, archiviate»

Un esposto anonimo aveva fatto scattare le indagini per sospette pressioni nell’affidamento dei lavori Tra i 5 indagati, coinvolto anche l’imprenditore Colasante. Ma non sono emersi episodi di corruzione
PESCARA. Finisce con una richiesta di archiviazione, dettagliata e minuziosamente redatta dai pubblici ministeri Luca Sciarretta e Anna Benigni, l'inchiesta sulla realizzazione dell'ospedale Covid di Pescara: un'operazione da 11 milioni di euro. Un’inchiesta che aveva portato all'incriminazione di due funzionari della Asl, Luigi Lauriola (rup del procedimento) e Antonio Busich (direttore dei servizi manutentivi della stessa Asl), oltre all'amministratore della Omnia Servitia (la società che si aggiudicò la gara con un massiccio ribasso del 29,54 per cento), Quirino Di Crescenzo, all'imprenditore lancianese Antonio Colasante (amministratore della holding di cui fa parte la società aggiudicataria) e Roberto De Vincentiis, il dipendente Omnia Servitia dal cui computer partì la mail che fece sospettare la consumazione del reato di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, contestato in concorso a tutti e cinque gli indagati.
Tutto nacque da un preciso esposto anonimo (datato 11 giugno 2020 e quindi in piena pandemia, dove peraltro erano citati diversi esponenti politici e amministratori locali che l'inchiesta ha accertato non aver avuto nessun ruolo in questa vicenda) scritto da chi aveva perfetta conoscenza di ogni particolare su quel progetto, e dove si diceva che la Asl quel progetto lo aveva ricevuto in anticipo dalla società di Colasante. Dopo aver ripercorso le tappe della decisione assunta dalla Asl, con il coinvolgimento delle istituzioni preposte a quella decisione, e dopo aver fatto svolgere accurate indagini sia dalla guardia di finanza, sia dai carabinieri forestali, i due pm nelle ultime righe della richiesta sintetizzano la loro decisione e soprattutto affermano che l'attività di indagine «ha consentito di accertare che la Omnia Servitia aveva già predisposto, prima del 12 aprile 2020, un progetto per la riqualificazione della palazzina C dell'ospedale e che questo progetto è stato poi utilizzato dalla Asl per la gara di appalto avente ad oggetto la realizzazione del Covid hospital». Ovviamente, spiegano i magistrati, il fatto che il progetto della Omnia Servitia sia stato posto alla base della gara ha inevitabilmente posto la suddetta società in una posizione privilegiata rispetto agli altri concorrenti. Tuttavia, e qui arriva il compendio delle indagini, non è emersa prova che tale posizione di privilegio sia stata conseguenziale a violenza, minaccia, doni, promesse o collusioni, per cui non vi sono elementi certi per sostenere l'accusa».
Nessuno ha quindi fatto pressioni di nessun genere né sono emersi sospetti di corruzione, nonostante le innumerevoli intercettazioni telefoniche disposte. E comunque nella richiesta della procura si cita anche l'ordinanza del capo del dipartimento della Protezione civile «che prevede che la Protezione civile e i soggetti attuatori possano avvalersi per l'acquisizione di beni, servizi e lavori necessari a fronteggiare l'emergenza sanitaria, della procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara».
E in quel momento storico l'emergenza di posti letto di terapia intensiva era certamente prioritaria. Ci fu l'autorizzazione del commissario straordinario Arcuri, così come tutti i passaggi fatti da Regione e Asl furono regolari, e anche la Banca d'Italia diede un contributo di 3 milioni di euro alla Regione per concorrere all'allestimento della struttura ospedaliera che venne realizzata in tempi celeri e diede un grande contributo al superamento dell'emergenza.
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