L’incontro coi 3mila in piazza: «Avete retto l’urto del sisma»

Messaggio alle famiglie delle 309 vittime: tragico evento affrontato con dignità e fede
L’AQUILA. Le prime parole e il sole che squarcia le nuvole del cielo aquilano: dopo l’applauso della folla assiepata in piazza Duomo, arriva “anche dall’alto” il saluto della città a Papa Francesco. Sono da poco passate le 9 quando inizia a parlare il Pontefice dal palco allestito davanti alla chiesa ancora inagibile, e si diradano le nuvole che hanno fino ad allora coperto la città.
L’ATTESA
Alle 7 lungo le strade che portano in centro già si incontrano i primi fedeli che arrivano alla spicciolata in piazza Duomo, dove il Papa incontra i familiari delle vittima del sisma del 6 aprile 2009, oltre a rappresentanti di parrocchie, congreghe e associazioni caritative della diocesi, scout dell’Agesci e una delegazione del mondo carcerario. È il primo dei due appuntamenti in programma per la visita pastorale del vescovo di Roma. Almeno un terzo dei circa 1.700 posti in piazza Duomo sono già occupati, e al di fuori dell’area transennata si assiepa chi non ha il pass per accedere all’interno: oltre un migliaio di persone alla fine, per un totale di circa tremila presenti all’incontro in piazza.
l’arrivo in piazza
Quando la piazza è quasi piena, un primo applauso accompagna l’arrivo dell’arcivescovo emerito Giuseppe Molinari, che prende posto sul palco nella sedia alla sinistra del Papa, e lo attende paziente, scrutando la folla. Con largo anticipo si sistemano alla sinistra del palco le autorità civile e religiose, con in testa il sindaco Pierluigi Biondi, il presidente della Regione Marco Marsilio, il prefetto Cinzia Torraco e l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi. Il primo vero fremito percorre la piazza alle 8 e un quarto in punto, quando si sente volare un elicottero: «È lui! È lui!», è la voce che corre tra la gente, che chiede conferma ai volontari della protezione civile e ai poliziotti che annuiscono. Sale l’entusiasmo, le telecamere inquadrano il pubblico che si alza ogni volta che si rivede sul maxischermo. Quando spunta la prima sirena che precede la Fiat 500L che porta il Papa, la folla balza in piedi: applaude, immortala la scena coi telefonini. Chi può si accalca nei punti dove è possibile osservare da vicino il Pontefice. Il Papa scende claudicante dall’auto, si rivolge verso quanti lo acclamano, saluta le autorità e prende posto sulla sedia a rotelle che lo porta sul palco.
Il saluto dell’arcivescovo
Dopo che il Santo Padre prende posto sul palco, il cardinale Petrocchi annuncia che «nel successore di Pietro è il Signore che viene a farci visita». E quindi, rivolto al Pontefice, continua: «A nome di tutta la Chiesa aquilana intendevo rivolgerle un “grazie” alto come le nostre montagne, ma mi è sembrato poco, perché vorrei che superasse le vette abruzzesi e arrivasse fino al cielo. Con questo “grazie” filiale desideriamo avvolgere e custodire ciò che lei ci dirà, come pure i gesti che porrà in questa giornata benedetta». Evocando Celestino V l’arcivescovo dell’Aquila, sempre rivolto a Bergoglio, auspica che «attraverso il suo magistero e gli interventi pastorali che lei promuove, la grazia della Perdonanza diventi fermento di riconciliazione e di unità in tutto il mondo».
le parole del papa
Il Papa pronuncia le prime parole e sulla piazza spunta il sole. Sono da poco passate la 9 quando prende la parola. «In questo momento di incontro con voi», dice, «in particolare con i parenti delle vittime del terremo, voglio esprimere la mia vicinanza alle loro famiglie e all’intera vostra comunità, che con grande dignità ha affrontato le conseguenze di quel tragico evento». Si rivolge quindi direttamente ai fedeli della città: «Voi, gente aquilana, avete dimostrato un carattere resiliente. Radicato nella vostra tradizione cristiana e civica, ha consentito di reggere l’urto del sisma e di avviare subito il lavoro coraggioso e paziente di ricostruzione. C’era tutto da ricostruire: le case, le scuole, le chiese. Ma, voi lo sapete bene, questo si fa insieme alla ricostruzione spirituale, culturale e sociale della comunità civica e di quella ecclesiale».
Il Pontefice sottolinea che «nell’opera di ricostruzione, le chiese meritano un’attenzione particolare. Sono patrimonio della comunità, non solo in senso storico e culturale, anche in senso identitario. Quelle pietre sono impregnate della fede e dei valori del popolo». Parla di speranza, e saluta e ringrazia la delegazione del mondo carcerario abruzzese: «Anche in voi saluto un segno di speranza», sottolinea, «perché anche nelle carceri ci sono tante, troppe vittime». Alla fine l’ultimo saluto e la benedizione ai presenti, alle loro famiglie e all’intera cittadinanza, che chiosa con un «Jemo ’nnanzi», con il quale, anche nel 2014, aveva salutato una delegazione aquilana a San Pietro. L’appuntamento prosegue con la visita al Duomo, e quindi con lo spostamento a bordo della papamobile tra due ali di fedeli che agitano bandierine bianche e gialle, applaudono e scattano foto e video. Nella curva che da piazza Duomo svolta in corso Federico II a salutarlo, steso lungo le transenne, a contraccambiare le sue parole di incoraggiamento c’è lo striscione «Jemo ’nnanzi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

