L’incubo di Bruxelles la “normalità” devastata

BRUXELLES. Dal 13 novembre del 2015 la normalità nella vita a Bruxelles è un tema in costante ridefinizione. Dopo gli attentati di Parigi, e la scoperta che tutto era stato preparato qui, armi,...
BRUXELLES. Dal 13 novembre del 2015 la normalità nella vita a Bruxelles è un tema in costante ridefinizione. Dopo gli attentati di Parigi, e la scoperta che tutto era stato preparato qui, armi, esplosivi, uomini, la capitale del Belgio ha cambiato faccia.
Da una tranquilla città, piena di vita di eventi culturali, di mercatini rionali, dove il reato più diffuso e fastidioso era il furto delle biciclette, contro il quale la polizia locale lanciava continue iniziative. Da quel maledetto giorno ci siamo abituati a incontrare militari in assetto di guerra: baschi (da ieri sostituiti dagli elmetti), mitra, pistole manette. Un po’ ovunque ne trovi, sempre gentili, sorridenti, con l’evidente ordine di tranquillizzare i cittadini mentre la polizia ogni giorno perquisiva nuove case, a Bruxelles soprattutto, ma anche in tutto il Belgio. Soldati armati, camion di soldati, poliziotti con giubbotto antiproiettile e l’ordine di non circolare da soli se in divisa. Noi giornalisti ci siamo abituati a passare più volte al giorno i controlli di sicurezza nei “palazzi del potere”, dove sono stati spesi milioni (dei cittadini europei) per rafforzare una sicurezza che, tradizionalmente, era sempre stata blanda. Poi hanno arrestato Salah Abdeslam, lui ha subito detto che non ne poteva più della vita da latitante, ed anche i cittadini avevano tirati un respiro di sollievo. Il ricercato numero uno per gli attentati di Parigi finalmente era finito in prigione, nel Nord del Belgio. Ma è durata poco, subito dopo l’arresto circolava l’informazione che Salah e altri stavano preparando nuove azioni.
Di nuovo tutti con il fiato sospeso. Fino a ieri mattina, quando almeno 35 persone hanno perso il fiato per sempre. Erano studenti, lavoratori, pensionati, gente come noi. Tra i cittadini non è importante l’analisi dei simboli colpiti, un centro internazionale come l’aeroporto o la stazione della metropolitana del quartiere delle istituzioni europee. Sono stai colpiti, per noi, i nostri luoghi, i momenti della vita quotidiana. Gli attentati, come ha detto il premier belga Charles Michel «sono soprattutto vite spezzate». Vite di gente qualunque, che ora ha un po’ più paura di prima, che non è uscita di casa ieri, lasciando le strade deserte, e che anche oggi si muoverà guardinga. Strade deserte, negozi chiusi, autobus fermi, bambini chiusi nelle scuole e consegnati solo a genitori che fossero identificati. Oggi le scuole riapriranno, la metropolitana probabilmente no. E ci ricorderà che la normalità a Bruxelles è una conquista faticosa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

