L’infermiera: «Ho temuto di morire»

La sanitaria picchiata da un paziente per la mascherina: «L’ho denunciato, ma ho paura. Siamo lasciati allo sbaraglio»
PESCARA. «Se non ci fosse stato mio marito, che fa l’operatore socio sanitario, e in quel momento era con me, quell’uomo mi avrebbe ammazzato. Era una furia, era incontenibile. E io adesso sto male e non solo fisicamente. Ho paura. Penso che tornerò a lavorare, appena mi sarò ripresa, ma non mi sento protetta». È profondamente scossa l’infermiera di 37 anni, aggredita la notte fra giovedì e venerdì all’interno del pronto soccorso dell’ospedale da un romeno ubriaco che si rifiutava di indossare la mascherina. Per le botte, l’infermiera ha riportato fratture, contusioni e persino una lesione alla ghiandola mammaria. È talmente scossa e terrorizzata che chiede l’anonimato «per paura di subire ritorsioni». Però, come ha già fatto il primario Alberto Albani, vuole denunciare quello che le è accaduto, affinché si faccia qualcosa e fatti del genere non si ripetano. «Il problema», sottolinea la 37enne, «è che il personale sanitario non è tutelato. Tutto è accaduto alle 2.50. In quel momento c’erano poche persone. E in cima alla lista di chi doveva essere visitato c’era un romeno di 32 anni, già conosciuto in ospedale per essere molesto. Era in barella con la mascherina abbassata sotto al mento. Appena mio marito, che stava facendo il mio stesso turno, ha visto che ero in procinto di chiamarlo, è voluto venire con me proprio per paura che potesse essere aggressivo. Fra l’altro c’eravamo solo io e una dottoressa. Prima di entrare nella sala visite, l’ho invitato a indossare la mascherina. Lui già lì ha iniziato a infastidirsi. Dopo poco gli ho ripetuto che doveva metterla e a quel punto, ha cominciato a urlare. Quindi l’ha strappata, mi ha preso a parolacce e ha provato ad afferrarmi il viso. Subito è intervenuto mio marito per allontanarlo da me e lui ha cominciato a tirare pugni. Io d’istinto per fermarlo l’ho preso alle spalle. E lui si è girato e con una forza e violenza incredibile mi ha stretto i seni e malmenato. Per tre volte abbiamo gridato, chiedendo aiuto, ma non ci sentiva nessuno. Poi per fortuna è arrivato un agente della municipale che era lì con un familiare, quindi gli addetti alla vigilanza, e hanno cercato di calmarlo. Poi sono intervenute tre volanti della polizia. Io ho sporto denuncia, ma quell’uomo è libero, libero di tornare ad aggredire. Io», sottolinea, «mi sento violentata e non protetta. In queste ore più volte ho pensato a chi me lo faccia fare a lavorare in ospedale, considerando che sono anche precaria. Ho rischiato grosso per un lavoro che non dà certezza e neppure, a questo punto, l’incolumità e la tranquillità. Continuerò però a farlo perché la mia vita, ma, ripeto, non si può essere lasciati allo sbaraglio».

