L’influenza ha colpito più di 30mila abruzzesi

Nell’ultima settimana del 2019 in regione si sono verificati circa 4mila casi, meno di quelli attesi
PESCARA . Sono circa 31.700, dei quali 4mila nella sola settimana tra Natale e Capodanno, gli abruzzesi messi a letto dall’influenza. In Italia, invece, come rivela il Ministero della salute, dall’inizio dell’epidemia il virus ha contagiato 1.587.000 persone, delle quali circa 225.000 durante le festività di fine anno. Sempre a livello nazionale sono stati registrati 8 casi particolarmente gravi, che hanno portato alla morte di tre pazienti.
Una circostanza, quella delle possibili complicazioni, che suggerisce l’opportunità di sottoporsi alla vaccinazione. La campagna vaccinale è partita a ottobre e si è conclusa ufficialmente il 31 dicembre, anche se in alcune regioni è ancora possibile ottenere il vaccino. Sempre secondo i dati diffusi dal ministero, durante la 52/ma settimana dell’anno sono diminuiti i casi di contagio, un calo (lieve), dovuto alla chiusura delle scuole. Dal 23 al 29 dicembre, come riporta il bollettino di sorveglianza epidemiologica Influnet dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), l’incidenza è stata pari a 3,7 casi per mille assistiti, a fronte dei circa 4 per mille registrati della settimana precedente. C’è «un rapporto stretto e poco noto nella popolazione tra influenza e malattie del cuore», osserva Ciro Indolfi, presidente della Società Italiana di Cardiologia (Sic). «L’influenza», precisa, «può scatenare un infarto del miocardio, sia perché rappresenta uno stress per il cuore che deve lavorare di più per far arrivare sangue nei polmoni, sia perché aumenta l’infiammazione scatenando una serie di eventi che possono portare all’occlusione di una coronaria». bPer questo motivo il Ministero della salute consiglia la vaccinazione in tutti i soggetti sopra i 65 anni o con malattie come asma e cardiopatie. «In Italia viene effettuata dal 53% delle persone che dovrebbero farlo, siamo indietro rispetto al target minimo del 65%. Il vaccino non solo è sicuro, ma la vaccinazione, come ha dimostrato uno studio su Lancet nel 2018, riduce del 24% la mortalità cardiovascolare nei pazienti con malattia ischemica cardiaca». In pratica, conclude, «ha un effetto paragonabile a quello che si ottiene dallo smettere di fumare». Le complicanze tipiche dell’influenza, avverte il ministero, «vanno dalle polmoniti batteriche, alla disidratazione, al peggioramento di malattie preesistenti (quali il diabete, malattie immunitarie o cardiovascolari e respiratorie croniche ), alle sinusiti e alle otiti (queste ultime soprattutto nei bambini). Sono più frequenti nei soggetti al di sopra dei 65 anni di età e con condizioni di rischio. Alcuni studi hanno messo in evidenza un aumentato rischio di malattia grave nei bambini molto piccoli e nelle donne incinte. Tuttavia, casi gravi di influenza si possono verificare anche in persone sane che non rientrano in queste categorie».

