L’influenza mette a letto 13mila abruzzesi

Palumbo (Intersindacale): «Malati anche gli anziani vaccinati». Dati incerti, assenti i medici-sentinella
PESCARA. Dovrebbe essere un virus influenzale di media intensità. Fatto sta che in Abruzzo, secondo alcune stime, a letto con la febbre ci sono finiti già in 13000, visto che i dati dicono che a far ricorso ai medici siano stati dieci pazienti per ogni mille assistiti. Cifre non alte, però non verificabili con i dati Influnet, come accaduto negli anni scorsi, per l’Abruzzo, in quanto per quest’anno in regione non sono stati arruolati quei “medici-sentinella” che monitorano la situazione presentando un rapporto con i risultati nazionali e regionali relativi alla sorveglianza epidemiologica.
Tant’è che sul sito internet del consorzio, sempre per quanto riguarda l’Abruzzo, non è stato possibile osservare l’andamento a causa dell’assenza delle comunicazioni provenienti dalla Regione. O meglio, il decreto, da parte della Regione, nel settembre scorso, in cui si disponeva che i direttori generali delle Asl provvedessero ad individuare i medici e i pediatri di libera scelta, c’è stato. Ma il team non si è riformato.
Alcuni medici, ieri contattati dal Centro, e che in passato erano stati arruolati per il monitoraggio, hanno fatto sapere che per alcuni la scelta di non aderire sarebbe da ricercare nel gravoso impegno che richiede la nomina di “sentinella”, a fronte, però, hanno detto, di un non adeguato corrispettivo economico.
E se per quest’anno il virus influenzale è stato di media intensità, anche i casisono stati minori. «È in lieve calo, il trend della diffusione del virus», ha fatto sapere Walter Palumbo, medico e coordinatore regionale dell’Intersindacale sanitaria abruzzese. «In dicembre», riferisce il medico, «siamo stati bersagliati dai pazienti influenzati. Ma poi, con la chiusura delle scuole, e l’impossibilità di avere i contatti, i casi sono scesi». Ma è un dato generale, e non legato al periodo, quello che dice che nella stagione 2016/17 l’influenza abbia colpito con meno intensità. «Comunque», aggiunge infatti Palumbo, «c’è stato un calo dei casi, se paragoniamo quelli di quest’anno a quelli dell’anno scorso». La novità, invece, è che sono stati i pazienti più avanti negli anni ad ammalarsi maggiormente. «Va segnalato», fa notare il medico, «che quest’anno sono stati molti gli anziani che hanno contratto il virus. Anche se vaccinati. Infatti può essere accaduto che il virus, nel corso del tempo, abbia cambiato aspetto. Dobbiamo ricordare, per questo, che il virus è stato isolato a Sud, nell’emisfero australe».
E se nel totale i casi sono stati quantitativamente minori, le prossime settimane promettono un’ulteriore riduzione. «Ormai il picco è passato», osserva Palumbo, «e i casi andranno sempre di più scendendo».
Per chi tuttavia in questi giorni dovesse ammalarsi, i rimedi sono quelli tradizionali: «Si possono verificare casi che colpiscano tenacemente le vie respiratorie o bronchiti croniche e dunque la terapia dovrebbe essere quella di 4-5 giorni di riposo, prendendo antipiretici, e stando a letto. Nel caso la situazione dovesse persistere, a quel punto diventerebbe necessario vedere il paziente, anche per iniziare con gli antibiotici».
Nella settimana dal 2 all’8 gennaio il livello di incidenza del virus in Italia è stato pari a 9,11 casi per mille assistiti, mentre le fasce di età maggiormente colpite sono state quelle dei bambini al di sotto dei cinque anni, in cui si è osservata un’incidenza pari a circa 17,47 casi per mille assistiti.
Vito de Luca

