L’ira dei pescaresi bloccati: ci sentiamo abbandonati

Rabbia a Londra dopo la chiusura delle frontiere tra l’Italia e il Regno Unito Tante telefonate all’Ambasciata per chiedere aiuto. Addio al Natale in famiglia
PESCARA. Addio al Natale in famiglia per centinaia di pescaresi, bloccati a Londra dopo la chiusura delle frontiere con il Regno Unito. La doccia gelata è arrivata con l’ordinanza di domenica, firmata per tentare di tamponare la diffusione della nuova variante di coronavirus: ritorno a casa vietato e tantissimi italiani, alla fine di un anno da incubo, costretti a passare le feste in solitudine, lontani dai propri affetti.
«Siamo stati abbandonati, non sappiamo più cosa fare», lamenta Vera Di Colli, 54 anni di Cepagatti, a Londra da venerdì scorso per raggiungere la figlia «per un problema di salute», come racconta, e con il volo per Pescara acquistato per la giornata di ieri, per ricongiungersi con il marito a Pescara in vista del Natale, ma cancellato di punto in bianco senza preavviso. Ai disagi causati dai collegamenti vietati dalle compagnie aeree si sommano le risposte incerte del Consolato italiano e dell’Ambasciata, presi d’assalto ieri da migliaia di telefonate. «Ho chiamato tantissime volte, all’inizio non rispondeva nessuno», aggiunge la signora, «poi mi hanno detto che non sanno se la Farnesina prevederà in questi giorni dei voli speciali per consentire il rimpatrio degli italiani rimasti bloccati. L’unico suggerimento è stato di tenere d’occhio il sito e controllare l’aggiornamento dei social. Ma non è giusto tenerci bloccati qui, ammassati in aeroporto con la paura dei contagi e costretti a spendere soldi per le notti in più passate in albergo e per mantenerci».
Un grido di aiuto espresso anche da un giovane di 29 anni di Montesilvano, Vanderlei Ciccarelli, a Londra per lavoro, che domenica sera alla notizia del blocco delle frontiere ha fatto le corse in aeroporto per cercare di trovare un volo last-minute. «Ma purtroppo non ci sono riuscito», si rammarica, «ho mia madre a casa, venuta a trovarmi per trascorrere le feste di Natale insieme, ma io sono rimasto qui bloccato almeno fino al 6 gennaio. Poi non si sa se l’ordinanza sarà prorogata ancora. Sono distrutto perché non mi aspettavo una chiusura totale da un giorno all’altro e il divieto di fare rientro nella propria patria, per non parlare del fatto che non so dove alloggiare per tutto questo tempo».
Avrebbe voluto trascorrere il Capodanno a Pescara, senza festeggiare, ma soltanto con l’affetto dei genitori e del fratello, Emanuela Scurti, che a Londra gestisce un wine bar che offre prodotti italiani e abruzzesi. «Sabato mattina avevo acquistato il biglietto aereo per il 30 dicembre», sottolinea la donna, tifosissima del Pescara e vicepresidente del club Donne biancazzurre, «in serata, invece, è arrivata la notizia del blocco dei voli almeno fino al 6 gennaio. Sono preoccupata perché ci tenevo a tornare a casa. Per me è stato uno shock perché sono legatissima alla mia città di origine, ringrazio l’Inghilterra che mi ha dato la possibilità di lavorare, ma Pescara è la mia città, ci ho lasciato il cuore e ogni volta che posso cerco di scappare. Capisco la pandemia, ma la delusione in questo momento è fortissima». Racconta di «una Londra completamente vuota, con le file di 25 minuti per la spesa al supermercato» la 28enne Sara Abbate, hostess per Ryanair. «Sarei dovuta rientrare l’8 gennaio, ma non so come andrà a finire», sospira. (y.g.)
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