L’irresistibile passione del ciclismo

Dal rito della vestizione agli ultimi ritrovati della tecnologia: c’è chi spende fino a 12mila euro
L'AQUILA. Che sogno vedere il Condor, Nairo Quintana, volare in solitaria verso la vittoria sulla salita durissima del Blockhaus. Pedalare è prima di tutto libertà, amore per la natura, piacere di stare in compagnia e di sfidare se stessi. Ci si avvicina al ciclismo per tanti motivi: perché si eredita la passione da parte di un genitore, per superare un trauma fisico, per cambiare attività sportiva. Fatto sta, che mettersi in sella e percorrere decine di chilometri in bici da strada, con tutto il suo rituale di vestizione - la scelta dell'abbigliamento e la divisa più tecnologica, il cardio che tiene sotto controllo i battiti cardiaci e l'andatura, gli occhiali e casco e guanti, elementi immancabile per un ciclista - sta diventando uno degli sport più amati dagli abruzzesi. Sono decine le associazioni sportive in tutta la regione, cresce la passione anche fra le donne, spuntano ogni anno nuove granfondo, come spiega uno degli organizzatori della "giovane" Gran Fondo città dell'Aquila, due edizioni alle spalle (2016 e 2017), Mario Di Gregorio: «In Italia abbiamo un calendario pieno di gran fondo, puoi scegliere l'evento più popolare e antico' come la Nove colli o la granfondo delle Dolomiti. Ma anche in Abruzzo c'è l'imbarazzo della scelta».
Sono quattro le più note nella nostra regione: quella del Parco, quella della città dell'Aquila, delle Alte cime d'Abruzzo e di Castel del Monte. Impossibile tenere il conto delle associazioni ciclistiche che spuntano come funghi e che aggregano migliaia di bikers dall'entroterra alla costa.
Sono centinaia in Abruzzo, soltanto all'Aquila se ne contano almeno 8 fra le principali.
LA BICI PERFETTA. Qual è la bici perfetta? Non esiste la bici ideale per tutti, ma quella perfetta per ogni singolo ciclista. Un rapporto quasi personale quello che s'instaura tra il ciclista e il suo mezzo. Ma da dove si comincia e quanto è disposto a spendere un ciclista per una buona bici?
«Si può partire da bici una da passeggo che può costare 200 euro, fino ad arrivare alla top di gamma che può costare 12mila euro», spiega Di Gregorio. Conta prima di tutto un buon telaio, in carbonio di alto modulo che permette alla bici di avere requisiti di rigidezza e di leggerezza «e che da solo può costare anche 4mila euro». Da non sottovalutare le ruote, che possono andare dai 250 euro a 4mila.
Anche il cambio è da valutare bene e può essere meccanico o elettronico, quindi valere da qualche centinaio di euro a 1.500-2.000. Tutto questo (e altro) messo insieme fa della bici da strada top di gamma un pezzo di grande valore, facile mira anche dei ladri.
STATO DI SALUTE. E' vero che il ciclismo è a portata di tutti, ma alla base dev'esserci un buono stato di salute. Prima di tutto controllare la salute del cuore e delle coronarie tramite una buona visita specialistica e dotarsi di un certificato medico che attesti la possibilità di svolgere attività agonistica.
I NOMI DEL CICLISMO. Il volto abruzzese che oggi meglio veicola la passione per il ciclismo è quello del giovane lancianese Dario Cataldo, tra i debuttanti nel Tour de France 2017. Ma sono tantissimi i nomi di atleti non professionisti altrettanto forti, come quello di Chiara Ciuffini, aquilana di 32 anni, collezionista di vittorie in tutt'Italia e che, proprio oggi, è in Trentino per partecipare al Randonne di 280 chilometri e 7.800 metri di dislivello in Val di Fiemme.
Una giornata in cui metterà a frutto mesi e mesi di allenamento. La passione di Chiara per le due ruote nasce quasi per caso: «Dovevo fare riabilitazione dopo una caduta da cavallo», racconta, «poi è diventata la mia passione».
QUESTIONE DI CULTURA. Manca però una vera cultura del ciclismo in Abruzzo, lontano anni luce da molte regioni del nord dove invece «c'è più rispetto per i ciclisti», spiega Ciuffini. «Il problema è che il ciclista viene visto come un occupante abusivo della strada, un intruso, invece ha la stessa dignità e gli stessi diritti di chi la usa con un trattore, un camion, un autobus», conclude Di Gregorio.
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