L’Italia piange Mariangela Melato l’attrice totale

12 Gennaio 2013

Si è spenta in una clinica di Roma a 71 anni dopo 52 anni di teatro, cinema, tv e varietà

Si è spenta ieri nella clinica romana Antea l’attrice milanese Mariangela Melato, diventata famosa negli anni Settanta con i film diretti da Lina Wertmuller. Aveva 71 anni. L’attrice da tempo soffriva di tumore al pancreas e a novembre scorso aveva dovuto cancellare gli impegni della nuova stagione teatrale all’Elfo Puccini di Milano, dove era attesa con lo spettacolo “Il dolore” di Marguerite Duras, prodotto dal Teatro Stabile di Genova per la regia di Massimo Luconi.

In lutto tutta l’Italia dello spettacolo, che Mariangela Melato aveva attraversato completamente, giovanissima, debuttando in teatro con Dario Fo e Franca Rame, passando per il cinema con Pupi Avati e Lina Wertmuller, poi per la televisione con Pippo Baudo, per il varietà e la musica con il suo grande amore Renzo Arbore, per poi tornare al teatro e alla televisione con il Teatro Stabile diGenova, Luca Ronconi e Massimo Ranieri (“Filumena Marturano”).

I funerali dell’attrice si terranno oggi alle ore 15 nella chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo a Roma. Dopo i funerali il suo corpo verrà cremato. Ieri sera quasi tutti i canali televisivi hanno rivisto i loro palinsesti per trasmettere i film più famosi interpretati da Mariangela Melato, da “La classe operaia va in paradiso” a “Per grazia ricevuta”, da “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto” a “La polizia ringrazia” a “Mimì metallurgico”. Ad assistere fino alla fine in clinica l’attrice è stata la sorella Anna, conosciuta a Pescara per aver acquistato un’abitazione per le vacanze estive. 71 anni di vita, 52 di spettacolo. La definizione è sua, o meglio del suo personaggio forse più famoso: Raffaella Pavone Lanzetti, milanese, moglie di un industriale, in crociera nel Mediterraneo, che Lina Wertmuller fa naufragare su un’isoletta deserta con il meridionalissimo marinaio Gennarino Carunchio, Giancarlo Giannini, in “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” (1974). Prima di essere travolta dalla situazione, e dalla passione, Raffaella/Mariangela scandisce: «Ma che bella avventura!!!».

«Mariangela era davvero straordinaria», l’ha ricordata ieri Giannini, febbricitante a casa. «Recitando con lei diventavo spettatore, tanto riusciva a rendere bene il personaggio e ad essere ammaliante, con i suoi occhi bellissimi e con quella luce che partiva da lei. Era una donna luminosa e solare. Lavorare con lei mi ha insegnato moltissimo, aveva un senso del gioco e dell’ironia, una straordinaria energia e il piacere di raccontare».

I due attori hanno fatto più volte coppia, sempre con successo, diretti dalla Wertmuller: «Eravamo un trio affiatato e straordinario Lina, Mariangela ed io, e portavamo in scena delle storie che raccontavano il lato più bello della vita», aggiunge Giannini, al quale resta «il ricordo di una grande attrice che non ha mai pensato di essere una diva, perchè era d’animo semplice». Un animo del quale era facile innamorarsi ed è in definitiva una dichiarazione d’amore quella con cui la ricorda Wertmuller: «Mariangela è stata soprattutto un bel regalo nella mia vita», per la quale Mariangela era un pezzo di vita, di cuore e una parte importante del mio lavoro. Lascia un vuoto tremendo, incolmabile».

La prima ad andarla a visitare ieri mattina nella camera ardente allestita nella clinica è stata la regista Wertmuller. Con Mariangela, racconta la regista, non aveva smesso di pensare a progetti futuri insieme: «Ci pensavo spesso di rifare qualcosa insieme a lei. Ci ho pensato molto ma aspettavo che si riprendesse. Anche perchè fisicamente era ancora perfetta. Anche nella malattia non aveva perso quella sua bellezza così unica, con quegli occhi distanti, così poco comuni e così comunicativi».

Dall’attrice alla donna, Renzo Arbore, che con lei ha avuto un’intesa relazione, ricorda che «Mariangela aveva una personalità così importante, composita e grande che è difficile raccontarla anche per chi come me l’ha conosciuta sentimentalmente»; per Arbore «era lontana dalla meschinità della vita, dall’inseguimento del successo attraverso i compromessi, dalle menzogne, dalla cattiveria, era lontana da tutto questo, era pura e assolutamente nobile».

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