L’odissea di Loredana: trenta tamponi

30 Agosto 2020

Quattro mesi e mezzo di Covid e 136 giorni di ospedale per una cuoca di Avezzano: ho visto la mia famiglia solo dalla finestra

AVEZZANO. Trenta tamponi, 136 giorni di ospedale, 4 mesi e mezzo vedendo la famiglia solo attraverso una finestra. Sono questi i numeri – da triste record abruzzese – dell’odissea vissuta da Loredana Ortensi, cuoca 59enne di Avezzano, che il 13 aprile è stata ricoverata dopo essere risultata positiva al Covid-19 e che è rimasta in una stanza del San Salvatore dell’Aquila fino al 26 agosto quando, dopo decine di tentativi, il suo tampone è tornato negativo. Ora che la donna è finalmente tornata a casa, anche se ancora in quarantena, ha scelto di raccontare al Centro la sua difficile esperienza.
SINTOMI
Tutto ha avuto inizio il 4 aprile quando Loredana, che lavora nella mensa di una clinica marsicana, era nella sua casa di Antrosano e ha iniziato a non sentirsi bene. «Avevo la nausea e un grande senso di spossatezza», ricorda, «ma non avevo tosse, febbre, nulla che fosse riconducibile al Covid». Passano i giorni e la donna continua a stare male. «Ho avuto anche qualche decimo di febbre, ma era soprattutto la nausea a darmi il tormento ed ero sempre più debole».
A quel punto, dopo un consulto con il suo medico, il giorno di Pasquetta Loredana decide di andare al pronto soccorso di Avezzano. Prima il tampone, che risulta positivo, e poi le indagini, che mettono in luce una forte polmonite. È da qui che inizia l’odissea.
LA MALATTIA
«Sono stata ricoverata e dopo due giorni trasferita nel reparto Covid dell’Aquila», prosegue. «All’inizio stavo davvero male, non riuscivo ad alzarmi dal letto, se parlavo al telefono con una figlia, non riuscivo a parlare con l’altra». È in queste prime settimane di ricovero che la malattia esplode in tutta la sua violenza. «Respiravo a fatica. Ho avuto bisogno della maschera dell’ossigeno».
LA PAURA
Oltre al virus, però, Loredana ha dovuto fare i conti con il terrore di aver contratto una malattia che in Italia stava mietendo migliaia di vittime. «Sì, ho avuto tanta paura», ammette. «Stavo male, ero sola, avevo gli incubi, temevo per me e per i miei cari. Per fortuna, però, le cure hanno iniziato a fare effetto presto e il recupero è stato abbastanza veloce». Dopo qualche settimana, infatti, i sintomi spariscono e le dimissioni sembrano vicine per la donna che non sa ancora di dover fare i conti con un nuovo incubo: il tampone che non si negativizza.
GIORNATE INTERMINABILI
Seppure la cuoca abbia recuperato fisicamente, infatti, il virus continua a rivelare la presenza di sé ad ogni tampone al quale viene sottoposta con regolarità. È qui che probabilmente inizia il periodo più difficile per Loredana, costretta a trascorrere lunghe giornate in ospedale, pur non essendo di fatto più malata. «Stavo bene fisicamente», spiega, «ma non psicologicamente. Ho avuto spesso crisi di pianto. La famiglia lontana e quel virus ancora presente che mi spaventava molto. La fede mi ha aiutato tanto, poi leggevo, parlavo al telefono e svolgevo un po’ di attività fisica».
LA FINESTRA
A dare man forte a Loredana sono stati soprattutto il marito, le figlie, i nipotini, le sorelle. «Ho cambiato quattro stanze, ma fortunatamente tutte avevano una finestra», rivela. «Così i miei familiari venivano a salutarmi, potevo vederli, parlare con loro, anche se da lontano, e questo mi dava molto coraggio». Ma fondamentale è stato anche il supporto del personale dell’ospedale. «Dal primario Alessandro Grimaldi a tutti i medici, passando per gli infermieri, non c’è stata una persona che non si sia presa cura di me con professionalità, delicatezza e affetto. A tutti loro va il mio ringraziamento».
LE DIMISSIONI
In questi interminabili 136 giorni, Loredana viene intanto sottoposta ciclicamente a tampone. Sono ben 30 quelli che le vengono fatti fino al 26 agosto quando finalmente arriva la notizia attesa da mesi: il virus non c’è più. «Non avevo detto ai miei familiari di aver fatto un nuovo tampone, non mi andava di illuderli ancora», confessa. «E invece è stata quella buona. Sono stata felicissima e anche se mi hanno detto che avrei dovuto fare ancora la quarantena da sola, ma almeno potevo finalmente uscire dall’ospedale». Mercoledì, dunque, dopo 4 mesi e mezzo, Loredana ha lasciato il reparto ed è tornata nella Marsica dove sta trascorrendo l’isolamento in una casa fuori città.
IL FUTURO
Tra un paio di settimane potrà finalmente tornare alla sua vita di sempre. «In questi mesi ho perso i compleanni dei miei familiari e non vedo l’ora di poter recuperare. Voglio solo trascorrere del tempo con loro», rivela. «Ammetto però di avere ancora paura, non saprò mai dove ho preso il virus. Probabilmente su un mezzo pubblico. Per questo invito tutti alla prudenza. Io farò le cose con calma, tornerò alla mia vita e spero presto anche a lavorare, così da dimenticare in fretta questa dura esperienza».
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