L’officina del gusto dove nascono gli chef

Inaugurato il polo di enogastronomia intitolato a D’Incecco
PESCARA. Cinquanta anni fa, nel 1968, il primo preside e fondatore dell’Alberghiero “De Cecco”, Giuseppe D’Incecco, andò di casa in casa, di paese in paese, a cercare gli studenti per creare la prima classe della scuola, situata all’epoca nell’ex Grand hotel di Portanuova, che fu di 45 allievi, 15 insegnanti e 2 bidelli. Oggi, mezzo secolo dopo, la popolazione scolastica è composta da oltre 2000 persone. E a quel lungimirante dirigente scolastico, ieri mattina, è stata intitolata l’Officina del Gusto, il moderno polo laboratoriale di enogastronomia, sala e accoglienza turistica (5 sale disposte su due piani) collocato nel campus De Cecco, in via dei Sabini, nella sede centrale dell’istituto diretto da Alessandra Di Pietro, vulcanica preside che ha curato nei minimi dettagli la regia di una affollatissima cerimonia inaugurale attesa da oltre 3 anni. Da quando, nel settembre 2015, la Di Pietro prese le redini di una scuola «con aule inagibili e senza convitto», che il prossimo anno nascerà nell’edificio Stella Maris di Montesilvano. Gli ultimi atti, questi, firmati dal dimissionario presidente della Provincia Antonio Di Marco, gran cerimoniere della manifestazione affollata di autorità, tra cui il prefetto Gerardina Basilicata, il sindaco Marco Alessandrini, il senatore Luciano D’Alfonso, il comandante provinciale dei carabinieri Marco Riscaldati, il presidente del consiglio comunale Francesco Pagnanelli, l’abate di San Cetteo don Francesco Santuccione che ha benedetto la struttura, Carlo Di Michele, dirigente dell’Ufficio scolastico regionale, Narciso Cicchitti, presidente dell’associazione cuochi, l’ex provveditore Sandro Santilli e il fratello Nino, studenti e una moltitudine di esponenti dell’associazionismo locale. Alle 11 la scopertura della targa, intitolata al fondatore Giuseppe D’Incecco, affidata alla figlia Vittoria, ex parlamentare, che ha ricordato quando il suo papà e i docenti dell’epoca «si infilavano le tute per dipingere i muri della scuola». Durante la manifestazione, presentata da Gigliola Edmondo, la nipote Marzia D’Incecco ha sottolineato che l’istituto «è nato grazie alla visione che il nonno aveva riguardo alla vocazione turistica di Pescara e dell’Abruzzo». Di Marco, poi, ha infilato il bussolotto dei programmi dell’amministrazione nel muro del campus e, insieme alla di Pietro ha tagliato il nastro inaugurale davanti agli ospiti che hanno affollato la nuova sala dell’accoglienza che ha ospitato il ricco buffet preparato dagli alunni chef a base di astici e finger food. Emozionata e commossa, la preside, ha ripercorso le tappe di un iter burocratico e istituzionale lungo ma serrato per arrivare a superare «le gravi criticità strutturali e logistiche» della scuola. Che nel tempo, grazie all’impegno di Provincia e Regione e dopo aver superato «le prime divergenze di opinioni» con lo stesso presidente Di Marco, è riuscita a «ristrutturare i vecchi laboratori di via Tirino nel gennaio 2016, a ripristinare la funzionalità di tre piani e 23 aule della sede centrale e superare la parcellizzazione dei plessi, fino all’ultimo atto, il protocollo d’intesa per lo Stella Maris». Ora manca l’aula magna e la preside ha colto l’occasione della platea di politici per chiedere fondi e attenzioni per «il più grande istituto d’Abruzzo» destinato a diventare il «driver dell’economia regionale».
Tra il pubblico, il primo docente di cucina dell’Alberghiero, Nicolò di Garbo, che ha svelato: «Cucinavamo con i piatti che ci prestavano gli alberghi e con i fornellini da campeggio» circondato dagli allievi degli Anni Sessanta- Settanta, Gianfranco Falcone, dell’omonima dolciaria; il rappresentante dei balneatori, Riccardo Padovano; Giovanni Giannandrea , ex cantina di Jozz; Cesidio Di Girolamo e Duilio Fabbiani. Luca Manzoli, 5° A Turistico, ha elogiato la sua scuola a nome dei compagni: «I laboratori sono il centro della nostra formazione professionale». Sulle pareti, i pannelli della mostra permanente “La Reclame a Pescara” curata da Antonio Di Loreto.

