L’omicidio Albi ricostruito in aula «Il killer conosceva zona e vittime»

Il capo della Mobile Di Frischia primo testimone dell’accusa al processo contro Nobile, Longo e Ursino «L’assassino sapeva chi doveva uccidere: sparò subito, nonostante che nel bar ci fossero altri clienti»
PESCARA. «Tutto inizia alle 19,56 del primo agosto del 2022, quando arrivano delle telefonate al centro operativo della Questura per una sparatoria al bar del Parco». Inizia così la sua lunga deposizione davanti ai giudici della Corte d'Assise di Chieti presieduta da Guido Campli, il capo della mobile Gianluca Di Frischia, primo teste dell'accusa nel processo per l'omicidio dell'architetto pescarese Walter Albi e per il tentato omicidio dell'ex calciatore Luca Cavallito, per il quale sono imputati Mimmo Nobile, il presunto killer, Natale Ursino, il calabrese che viene indicato quale mandante, e Maurizio Longo, che avrebbe fornito un apporto logistico e soprattutto la pistola.
«Molto importante, ai fini dell'indagine», prosegue il teste, «è stata l’acquisizione dell’impianto di videosorveglianza del bar che ha ripreso la scena del delitto da più angolazioni. E anche la ricostruzione degli itinerari di arrivo e fuga del killer che sono stati possibili grazie all’esame di 37 telecamere pubbliche e private».
IL VIDEO DELL’AGGUATO Di Frischia, con l’ausilio delle riprese del bar, illustra alla Corte il filmato, soffermandosi su diversi particolari che si sono rivelati utili per le indagini. Ad assistere a questa minuziosa ricostruzione di tre ore, guidata dalla pubblica accusa (rappresentata dal procuratore Giuseppe Bellelli e dal sostituto Andrea Di Giovanni), erano presenti due degli imputati: Longo e Nobile. Un video di 3 minuti che riprende il killer quando passa per due volte davanti al bar con la sua moto, quando spara i primi quattro colpi dalla fioriera di recinzione del locale e quando entra dentro per finire i due obiettivi. «Il killer conosceva molto bene la zona e anche il luogo di strada del Pantano dove vennero trovati alcuni importanti reperti utilizzati per l'omicidio. Ma soprattutto il killer conosceva molto bene le vittime perché spara subito, nonostante nel bar ci fossero altri clienti».
Il teste scende poi nei dettagli investigativi relativi alle sembianze del killer (che non aveva nessuna parte del corpo scoperta e un casco integrale): «Il video mostra tanti elementi importanti», afferma il capo della Mobile, « che il killer non è agilissimo, che ha una importante corporatura e indossa scarpe che ci sono sembrate di tela». Particolare che Di Frischia spiegherà meglio quando riferirà sui reperti trovati fra gli altissimi cespugli di via del Pantano, comprese quelle scarpe di tela. Una volta sparati i quattro colpi dalla fioriera (due a testa contro Albi e Cavallito) il killer entra fra i tavolini: «Una volta arrivato poteva sparare subito, ma sembra inchinarsi verso Albi come per dire qualcosa, poi per sparare si tira indietro».
Due colpi ad Albi e poi altri due colpi a Cavallito che cerca disperatamente di difendersi con una sedia. L’omicida arraffa quello che trova sul tavolo, un telefono di Cavallito e un altro oggetto nero (il portachiavi dell’auto di Albi) e fugge. Otto colpi esplosi con una sequenza che trova riscontro da un video amatoriale di una signora che in casa, lì vicino, stava riprendendo la madre e registra quella sequenza.
LA FUGA IN 37 TELECAMERE La fuga del killer viene analizzata al secondo con l'ausilio delle tante telecamere, 37, lungo il percorso e Di Frischia illustra l'itinerario alla Corte. «Dal bar a strada Fontanelle abbiamo ricostruito il percorso passo per passo. Va verso sud e a un certo punto non indossa più il giubbotto nero, ma lo si vede con una maglia fucsia e con lo scooter con le quattro frecce accese». E questo è un altro elemento importante che il teste sottolinea: «Arriva davanti al bar e fa due passaggi con lo scooter sempre con le frecce accese e poi lo stesso nella fuga». In via Fontanelle la strada si restringe e arriva poi a strada del Pantano, «luogo conosciuto dai tifosi del Pescara»,aggiunge Di Frischia provocando la reazione di Nobile, «che avevano una casa dove facevano delle cene». Ma ci sono altri punti chiave nella deposizione di Di Frischia.
LA PISTOLA Il primo riguarda la pistola: la stessa rapinata da Nobile e Longo alla guardia giurata del Centro Agroalimentare di Cepagatti due settimane prima del delitto. Con i reperti ritrovati fra i cespugli (castello e caricatore con 5 colpi 9x21) gli uomini della scientifica riescono a ricostruire l'arma e, anche senza la canna che fornisce l'impronta digitale del colpo, utilizzando il segno lasciato dall'espulsore, trovano la «perfetta identità tra i bossoli trovati nel bar e quelli espulsi dalla pistola ricostruita».
CAVALLITO E ALBI Il teste tratteggia anche le figure di Cavallito e Albi. Il primo «aveva rapporti con malavitosi, ma anche con politici», dice Di Frischia. «Nel 2012 venne arrestato con 200 panetti di hashish e aveva buoni contatti con la Spagna, poi si era imbarcato in quel progetto delle case galleggianti e aveva in piedi un finanziamento da 1 milione e 200mila euro».
E quando l'avvocato Massimo Galasso, in controesame, gli chiede conto delle attività illecite di Cavallito, il teste risponde che quelle notizie sui traffici internazionali di droga sono coperte da segreto. Albi, invece era caduto in uno stato di quasi indigenza e chiedeva soldi a tutti con la speranza di sbloccare 8 milioni di sterline da Londra in una fantomatica operazione finanziaria. Debiti contratti anche con il calabrese Ursino che propone a entrambi una traversata transoceanica con la barca di Albi per trasportare droga o un latitante: l'ennesimo affare andato a vuoto che forse ha decretato la morte di Albi. Ma senza il deposito delle trascrizioni delle intercettazioni (ieri saltato per un breve rinvio chiesto dal perito), la testimonianza di Di Frischia viene interrotta e riprenderà il 18 luglio.

