L’Oscar dei prof 2016 assegnato a Sargiacomo

Il docente della d’Annunzio si aggiudica il riconoscimento internazionale più prestigioso della sua disciplina: «È il coronamento della mia carriera»
PESCARA. Massimo Sargiacomo, professore ordinario di Economia Aziendale all'Università Gabriele d'Annunzio di Chieti-Pescara ha ricevuto a New York l'Hourglass Award in Accounting History, il massimo riconoscimento mondiale tributato agli studiosi di Accounting in prospettiva storica, assegnato annualmente nell'ambito del convegno dell'American Accounting Association, dalla World Academy of Accounting Historians.
Dal 1973 in poi si sono aggiudicati il premio scienziati dall'America all'Australia del calibro di Stephen Zeff, Gary Previts, Basil Yamey, Stephen Walker, Lee Parker o Mahmoud Ezzamel e mai nessun docente italiano era riuscito ad imporsi in una competizione mondiale che dura da oltre 40anni.
Nel ristretto Pantheon di tali studiosi di chiara fama è entrato dalla porta principale un italiano, o meglio un abruzzese/pescarese 50enne, in passato Pro-Rettore dell'Università d'Annunzio ed unico abruzzese nominato dall’allora premier Enrico Letta nel Comitato Nazionale di Bioetica al servizio della Presidenza del Consiglio dei ministri. Lo abbiamo raggiunto al telefono.
Professor Sargiacomo, come si sente dopo questo riconoscimento?
«Sarà l'effetto dei grattacieli di New York, ma sto camminando proprio sopra le nuvole».
Se l'aspettava di vincere?
«Un po’ sì, e un po’ no. C'è una pubblicazione internazionale che mostra che nel decennio 2006-2015 risulto il settimo docente al mondo per numero di pubblicazioni in quest'area di studio, e il primo europeo non anglofono. Poi il 2015 è stato l'anno in cui, per una serie di circostanze, ho incastonato una serie di pubblicazioni, l'una dietro l'altra, che venivano però da diversi anni di lavoro. Ero certo di essere fra i candidabili per il 2016, ma da qui a sperare di vincere ce ne passa veramente tanto. Nel nostro mondo scientifico è tutto oramai dominato da professori di provenienza geografica anglofona, ed il non esserlo di per sé già costituisce un chiaro handicap, che pregiudica inevitabilmente anche l'assegnazione dei premi internazionali, soprattutto di quello più prestigioso».
Rispetto ai premi che ha ricevuto in passato che sapore ha l'Hourglass Award a New York?
«L'Hourglass Award è proprio un'altra cosa in confronto, perché è il coronamento della mia intera carriera scientifica in quest'area di studio e ricerca».
Quali sono le sue ricerche che ricorda con più piacere?
«Almeno tre su tutte, e tutte collegate in diversa misura al mio territorio. Uno incentrato sull'innovativa Amministrazione e Contabilità di Margherita d'Austria, governatrice dello Stato d'Abruzzo nel XVI secolo. Un altro che rivela la gloriosa storia manageriale 1886-1957 della De Cecco e, parallelamente uno studio sul colosso del luxury fashion Brioni nel 1945-1989. Ora sto studiando la storia delle banche, e penso che ci sarà veramente tanto da scrivere».
C’è qualcuno la quale vuole dedicare il premio?
«Il premio andrebbe condiviso, oltre che con i miei stretti familiari, anche con una lista di persone dal cuore grande di cui ho avuto il privilegio di circondarmi “nel bene e nel male”, in università e nella vita quotidiana. Per brevità, non posso elencarli, ma nomino Gaetano per tutti. Mi sento però di dedicare l'Award a mio padre Francesco, morto nel 1973, ma già giovane vincitore del premio Dag Hammarskjld insieme all'allora chirurgo del cuore Christian Barnard. Con estrema riconoscenza ricordo mia madre Alessandra, scomparsa nel 2012, che con scelte pionieristiche decise di levarsi tutto il superfluo pur di inviare in tempi non sospetti me e mio fratello a studiare all'estero quand'eravamo teenagers. Cionondimeno, essendo l'Hourglass Award non una vittoria, bensì “la vittoria delle vittorie”, la dedica più grande va a mio fratello Vittorio, uno dei tanti bravi pescaresi/abruzzesi nel mondo, venuto purtroppo meno in una massacrante trasferta di lavoro in Cina nel 2012». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

