L’ultima pista degli investigatori: il rogo appiccato da un paziente

24 Maggio 2019

Raccolte le testimonianze per ricostruire la tragedia in clinica costata la vita a due ricoverati  Pettinari (M5S) chiede conto alla Regione: «Chiarezza sul rispetto delle norme nei reparti psichiatrici»

PESCARA. Continuare ad ascoltare tutti coloro che potrebbero dare un contributo alle indagini. Ed esaminare la documentazione raccolta. Si muove su questi binari l’attività dei carabinieri della compagnia di Montesilvano, impegnati a ricostruire fatti e responsabilità sull’incendio che si è sviluppato lunedì sera a Villa Serena, in uno spazio della struttura che ospita i malati psichiatrici, al primo piano di un edificio separato rispetto a quello della clinica, e distante quasi un chilometro. Due pazienti sono morti carbonizzati, mentre un terzo è stato estratto in tempo da un’infermiera e l’intervento dei vigili del fuoco di Pescara e Montesilvano ha evitato che le fiamme raggiungessero anche altre stanze. In questa prima fase, gli investigatori sono portati a ritenere che le fiamme siano state appiccate da uno dei ricoverati, non necessariamente volontariamente, ma con il passare delle ore e dei giorni il quadro potrebbe cambiare.
Gli uomini dell’Arma, coordinati dal capitano Luca La Verghetta, stanno ricostruendo le modalità di vita dei pazienti in quella struttura, dove «si fumava pur essendo vietato, nonostante gli operatori informassero i degenti del divieto», ha sottolineato il sindacalista Leonida Mazza. E se dovesse essere confermato che è scoppiato tutto per colpa di una sigaretta, di un accendino o di un fiammifero, si dovrebbe comunque risalire al responsabile del rogo. Una indicazione più precisa, sulla causa del rogo, è attesa dai vigili del fuoco del Nucleo investigativo antincendio (Niat), arrivati dall’Aquila per passare al setaccio l’area dell’incendio, finita sotto sequestro, e cercare di risalire all’innesco. La loro relazione dovrebbe arrivare lunedì, dopodiché è attesa l’autopsia sui corpi dei due pazienti.
Altre, invece, le eventuali responsabilità in capo al personale, che potrebbero riguardare aspetti diversi, legati ai controlli e alle verifiche. Sono stati proprio gli addetti del reparto, l’altra sera, a mettere in salvo i presenti mentre non è stato possibile estrarre dalla stanza Amerigo Parlante e Domenico Di Carlo, morti carbonizzati nei letti che occupavano, avvolti da fiamme e fumo.
Su questo episodio «gravissimo» il vice presidente del Consiglio regionale Domenico Pettinari (M5s) ha «predisposto una interpellanza affinché l’assessore alla Salute Nicoletta Verì riferisca in aula quanto emerso dalle indagini degli ispettori» attivati martedì proprio dalla Regione. Pettinari vuole capire «se la normativa vigente per le strutture psichiatriche, che è copiosa, sia stata applicata fedelmente». Su queste disposizioni, fa presente, «l’assessore ha il dovere di vigilare», e se la magistratura dovrà accertare «qualunque mancanza ci sia stata da parte dei soggetti coinvolti, il presidente Marco Marsilio e l’assessore Verì devono fare chiarezza come organo politico che gestisce l’offerta sanitaria». E poi elenca uno a uno gli aspetti sui quali vuole avere risposte ricordando come prima cosa che «tutte le strutture di ricovero e cura sono tenute a osservare una normativa per la prevenzione e la gestione dell’emergenza incendi».
Su questo fronte ci sono delle prescrizioni «sulla nomina di un responsabile tecnico della sicurezza da parte del datore di lavoro, con l’obbligo di elaborare un documento di valutazione dei rischi». I reparti psichiatrici, poi, devono essere dotati «di videosorveglianza e di personale sufficiente numericamente per il controllo e la gestione di particolari pazienti».
Nell’ambito del Riordino della rete della residenzialità psichiatrica, dice sempre Pettinari, la Regione ha previsto (nel 2016) che «l’adeguamento dei livelli di intensità assistenziale dovesse tener conto di ulteriori figure professionali e dell’aumento delle tariffe, con maggiori costi per la Regione» da destinare proprio «alla formazione e all’assunzione di personale». Ora, sollecita Pettinari, «la Regione deve controllare se ciò avviene». Dopo l’incendio a Villa Serena, Pettinare vuole avere il quadro della situazione chiaro. Non solo su questi punti, ma anche sui posti letto. Nel 2018, fa notare, «è stata approvata la riorganizzazione della rete regionale residenziale e semi-residenziale della salute mentale, che prevede una fase di transizione. Che fine ha fatto quella delibera (la 234 del 2018)? È stata applicata? Quanto previsto in quel testo, è riscontrato nelle strutture?». Tante domande che partono da una considerazione: «Non si può affidare il proprio caro a una struttura per farlo curare accudire e poi scoprire che è morto».