L’ultimo atto firmato è per aiutare i migranti

22 Settembre 2015

Accordo tra prefettura, Comune e Caritas: 144 extracomunitari al lavoro nei parchi e con i poveri

PESCARA. Un gruppo curerà le aiuole e i parchi della città. Un altro si occuperà dell’assistenza ai poveri della diocesi. Un’altra fetta di migranti parteciperà ai laboratori per la realizzazione di oggetti artigianali etnici. Chi tra i 144 cittadini extracomunitari, in attesa di protezione internazionale e ospitati nei centri di accoglienza pescaresi, è in possesso di titoli o qualifiche particolari, sarà orientato verso percorsi di integrazione che tengano conto delle naturali inclinazioni e predisposizioni. Come l’unico fisioterapista arrivato in città, che si immediatamente offerto volontario per dare una mano a chi ha bisogno di cure e non può permettersele. È tutto scritto nero su bianco in un protocollo firmato ieri mattina dal sindaco Marco Alessandrini, dal prefetto Vincenzo D’Antuono, dal direttore della Fondazione Caritas don Marco Pagniello e dal presidente della cooperativa sociale Eta Beta Daniele Fabbrizi. L’adesione, come ha precisato il sindaco, è «libera, volontaria e gratuita» e «quelli che risponderanno favorevolmente al nostro invito saranno impiegati in lavori socialmente utili sul territorio cittadino, soprattutto opere di minuta manutenzione».

Nel frattempo per tutti i migranti, al di là se decideranno o meno di restare a Pescara, sono stati attivati dei corsi di alfabetizzazione base in lingua italiana. «Non è il semplice accoglimento, ma qualcosa di più», specifica il prefetto, «offriamo agli extracomunitari la possibilità di intraprendere un percorso di maturazione della propria persona, del proprio pensiero e della propria cultura, finalizzato a vivere secondo le regole e le leggi del popolo che li ospita». «La maggior parte di loro», aggiunge D’Antuono, «si è mostrata disponibile a offrire il proprio contributo a questa comunità. Da parte nostra non abbiamo gli strumenti legali per obbligarli a partecipare a questi percorsi educativi. Come in Italia c’è chi lavora e chi invece non lo fa, anche tra loro ci sarà sicuramente chi non vorrà svolgere attività socialmente utili. Penso che sarà il tempo a dirci se abbiamo operato bene o male, nel frattempo se riusciremo a inserire anche solo un cittadino straniero vorrà dire che abbiamo compiuto il nostro dovere».

In base ai dati aggiornati ieri sono 348 i migranti alloggiati tra il capoluogo adriatico e la sua provincia, in attesa dell’espletamento delle procedure internazionali per il riconoscimento dello status di rifugiato. Di questi 144 si trovano nella sola città di Pescara, ospitati nelle strutture della Caritas diocesana (100 tra la Cittadella in via Alento, il centro Emmaus e via Gran Sasso) e alla Cascina in via San Donato (44 extracomunitari). Il resto si divide tra Montesilvano, Città Sant'Angelo, Penne, Loreto e Caramanico. La provenienza è mista: in massima parte sono fuggiti dalla Siria o dall’Eritrea, ma ci sono anche tanti uomini e donne che arrivano dalla Nigeria, dal Ghana, dal Senegal e dalle altre terre dell’Africa subsahariana. «Riteniamo», è l’opinione di Alessandrini, «che il tema della migrazione vada affrontato senza strumentalizzazioni ipocrite. A bordo di barconi, guidati da pirati e malfattori, arrivano da noi migliaia di persone che vanno accolte, perché si tratta di esseri umani che si lasciano dietro migliaia di morti abbandonati e affogati, lasciati senza dolore e senza rimpianti». (y.g.)

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