L’ultimo interrogatorio scagiona D’Alfonso

8 Novembre 2018

La consigliera provinciale Kechoud in procura: «Il governatore non fu mai avvisato dell’emergenza in cui versava il resort». Pronti gli avvisi di conclusione delle indagini

PESCARA. L'audizione di ieri mattina della consigliera provinciale Leila Kechoud, davanti al procuratore Massimiliano Serpi e al sostituto Andrea Papalia, potrebbe essere stato l'ultimo atto della complessa indagine sul disastro di Rigopiano, prima della chiusura ufficiale dell'inchiesta.
Una convocazione sollecitata dagli avvocati Cristiana Valentini e Goffredo Tatozzi che in questa inchiesta assistono uno dei principali protagonisti e cioè il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta.
TESTIMONE. La Kechoud è stata chiamata in qualità di testimone per offrire, ancora una volta (in effetti la consigliera era già stata sentita a giugno scorso dai carabinieri forestali guidati dal colonnello Angelozzi), il suo contributo in relazione a uno specifico episodio. E cioè all'incontro che ci fu in Provincia tra Rossella Del Rosso, sorella di Roberto Del Rosso, il gestore dell'hotel deceduto anche lui sotto le macerie, e il presidente Antonio Di Marco: incontro avvenuto il 18 gennaio 2017, e dunque qualche ora prima della tragedia, proprio alla presenza della stessa consigliera.
LE FOTOGRAFIE. «Visto che la dottoressa Kechoud», spiega l'avvocato Valentini al termine dell'audizione, «era stata alla riunione del Core (Comitato operativo per le emergenze) e visto che era andata avendo in tasca delle fotografie appena ricevute dalla signora Del Rosso che attestavano la gravità della situazione di Rigopiano, volevamo sapere se in sede di riunione del Comitato avesse mostrato quelle foto a qualcuno e in particolare al governatore Luciano D'Alfonso. Ci ha detto che così non è stato. Ha ribadito che alla riunione era andata senza avere alcun ruolo ufficiale e per mera curiosità e che quelle foto le aveva mostrate solo al presidente della Provincia, Antonio Di Marco.
DIFETTO DI COMUNICAZIONE. In quella riunione del Core nessuno ha parlato di Rigopiano. Si è parlato di altre emergenze mentre quella era l'occasione per far conoscere l'emergenza in corso a Rigopiano».
In sostanza, ancora una volta, è stato evidenziato come in questa delicata indagine ci sia stato un drammatico comune denominatore che è quello di un macroscopico difetto di comunicazione che ha avuto un epilogo tragico come appunto la morte di 29 persone, travolte dalla valanga che il 18 gennaio del 2017 rase al suolo il resort di lusso. La stessa mattina del 18, appena riceve le fotografie inviatele dal fratello con la richiesta di aiuto, Rossella Del Rosso si reca in Provincia e parla con Di Marco, al quale mostra le foto. E il presidente, alla presenza della consigliera, le dice che ne avrebbe parlato con il presidente D'Alfonso nella riunione del Core che stava per iniziare. Ma poi, nel corso di quella riunione, Di Marco non dice assolutamente nulla a D'Alfonso della delicata situazione di Rigopiano e tanto meno alla folta platea che partecipava alla riunione. Si parlò soprattutto, come è stato verbalizzato e confermato dalle indagini dei carabinieri forestali, dell'emergenza elettricità che aveva messo in ginocchio interi paesi e provocato già tre morti.
EMERGENZA SOTTOVALUTATA. Ma perché Di Marco non disse nulla? E perché la stessa Kechoud, che poco prima aveva assistito al colloquio tra la Del Rosso e Di Marco, non sollecitò quest'ultimo a tirare fuori il problema? Anche nell'ultima informativa depositata dagli investigatori, si ribadisce che agli atti non risulta che D'Alfonso sia mai stato avvisato della situazione in cui versava Rigopiano.
Ma se il Core venne tenuto all'oscuro della grave situazione di Rigopiano, chi avrebbe dovuto allora preoccuparsi di evidenziarla? Questo lo dice espressamente la legge quadro 225 del 1992 sulla Protezione civile all'articolo 15 che recita testualmente: «Quando la calamità naturale o l'evento non possono essere fronteggiati con i mezzi a disposizione del Comune, il sindaco chiede l'intervento di altre forze e strutture al Prefetto, che adotta i provvedimenti di competenza, coordinando i propri interventi con quelli dell'autorità comunale di protezione civile».
INDAGINI CONCLUSE. Quell'hotel, con quella emergenza maltempo in corso da tante ore, con le scosse di terremoto che si erano verificate e con l'unica strada di accesso alla struttura completamente bloccata da metri di neve, andava immediatamente sgombrato, come sostiene la stessa accusa. Le eventuali responsabilità ormai sono state accertate dalla procura che a giorni invierà l'avviso di conclusione delle indagini a tutti gli indagati rimasti nel fascicolo processuale dopo i doverosi stralci disposti dai magistrati.
©RIPRODUZIONE RISERVATA