L’ultimo sogno di David: le ceneri in mare

17 Dicembre 2014

Mille persone a Sant’Andrea per l’addio all’istruttore travolto dalla slavina. Sarà cremato e i suoi resti sparsi in acqua

PESCARA. Il silenzio. Colpisce questo, più della folla, nella chiesa di Sant’Andrea dove David Remigio a 44 anni giace dentro una bara di rovere bianco coperto da due cuscini di rose bianche e rosse. La sua gioia di vivere adesso è ai piedi di quella bara, nelle foto che lo ritraggono sul surf, in mezzo agli squali, sulla neve.

Accanto a lui non ci sono i genitori, troppo dolore per Anna e Tonino che in tutti i modi sono andati dietro a quel figlio così pieno di vita prima che la maledetta slavina sul Gran Sasso lo travolgesse con tutti i suoi progetti all’una di domenica mattina. Ma ci sono la sorella Letizia con il marito Roberto e le figlie Elettra e Carola, che proprio ieri compiva dieci anni e che insieme alla sorella ha aperto e chiuso la cerimonia funebre con le lettere indirizzate allo zio. «Di zio David voglio ricordare soprattutto il sorriso», legge Elettra, «ripetevi spesso che ti sarebbe piaciuto morire al mare o in montagna». Così è stato, e così dice anche padre Costante Baron quando recita il vangelo in cui l’apostolo Giovanni racconta la morte di Gesù sulla croce e termina scrivendo «Tutto è compiuto».

Scendono i brividi tra i banconi della chiesa dove si alternano gli amici del mare, del Tre Palme e del Tortuga, delle Naiadi, quelli della pallanuoto (Enrico Mammarella e Marco D’Altrui in primis) e di tutto il mondo sportivo pescarese, i ragazzi delle scuole sci di Passo Lanciano e Roccaraso, il sindaco Alessandrini, l’ex presidente della Provincia Guerino Testa, i medici, tanti quelli dell’ospedale civile, da sempre clienti dell’agenzia assicurativa Assimedica di via Monte Faito aperta quarant’anni fa dal padre Tonino e in cui lavorava anche David; i vicini di casa di via Nicola Fabrizi (dove abita ancora la madre) e di via Colle Scorrano dove David si era trasferito da qualche anno con tutte le sue mute, le sue vele, i suoi scarponi e le sue bombole per l’apnea.

Istruttore di sport estivi e invernali, meno di un mese fa aveva preso alle Bahamas il brevetto di addestratore di squali ed era già pronto per avverare il suo ennesimo sogno: l’Australia. Ma una valigia persa e un volo rinviato hanno passato la mano al destino, e David adesso è lì in quella bara dove nessuno riesce a immaginarselo. Piangono in tanti mentre ascoltano le parole di padre Baron: «Era l’uomo del sorriso, e capisco perché: chi ama la natura, il mare e la montagna, gode dentro, lo esprime e non può che essere sorridente. Pensate alla bellezza di un tramonto, a una montagna innevata: David era innamorato della natura al cento per cento e ne sfidava la bellezza e i suoi rischi. Ma chi ha incontrato il suo volto luminoso è rimasto contagiato dal suo amore per la natura».

Arriva il momento del commiato. Si tolgono le foto, e come all’ingresso in chiesa arrivano gli amici a prendere in spalla la bara di David. Nico Parnazzini, Daniele e Cristian Buta, Fabrizio Bucci, Francesco Leone, Massimo Pilone, Francesco Rossetti. Nel piazzale è ancora il silenzio che accompagna l’uscita di David. La bara viene infilata in un’enorme Maserati, mentre il suo Discovery nero, il fuoristrada che fino all’ultimo l’ha aspettato nel piazzale di Prati di Tivo domenica, è ancora lì che l’aspetta. Questa volta davanti alla chiesa. Un lungo applauso e David se ne va. Verso un altro sogno, un altro che si avvera: sarà cremato, come aveva sempre detto, e le sue ceneri saranno sparse nel mare a bordo del suo gommone. La cerimonia quasi certamente è giovedì, nel primo pomeriggio al porto turistico.

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