L’ultimo Whatsapp di Feniello: «Non so se riusciremo a partire»

11 Febbraio 2017

PESCARA. Un’altra conferma che la valanga avrebbe travolto l’hotel Rigopiano tra le 16,48 e le 16,49 di mercoledì 18 gennaio arriva dai messaggi WhatsApp consegnati alla Procura dall’avvocato...

PESCARA. Un’altra conferma che la valanga avrebbe travolto l’hotel Rigopiano tra le 16,48 e le 16,49 di mercoledì 18 gennaio arriva dai messaggi WhatsApp consegnati alla Procura dall’avvocato Camillo Graziano, legale dei familiari di Stefano Feniello, una delle 29 vittime della tragedia. Il giovane avrebbe inviato l’ultimo messaggio proprio alle 16.48, ma non avrebbe mai ricevuto la risposta inviata alle 16,49 e non consegnata. I messaggi confermerebbero quanto già riscontrato su altri telefonini. Tali elementi sono al vaglio degli inquirenti per ricostruire le tempistiche esatte.

«Stiamo ancora aspettando lo spazzaneve e non sappiamo se riusciremo a partire questa sera», ha scritto Feniello alle 16,48 su un gruppo WhatsApp con alcuni amici. Alle 16,49 la risposta di un amico, viene consegnata e letta da tutti gli altri partecipanti del gruppo, ma non da Stefano. Il disastro, quindi, sarebbe avvenuto proprio in quegli istanti di black out. Poi, alle 17,08, il primo allarme al 118 lanciato da Giampiero Parete, uno dei superstiti della tragedia.

«Questi elementi», spiega l'avvocato Camillo Graziano, «consentono di individuare quasi con certezza il momento in cui è avvenuto il tutto».

Oltre ad aver già visionato i telefoni dei superstiti, la Procura è al lavoro anche sugli smartphone delle vittime che sono stati recuperati e sottoposti a sequestro. Molti sono danneggiati o non si accendono, ma si lavorerà comunque per raccogliere elementi utili alle indagini. Per questo nei prossimi giorni gli apparecchi saranno inviati al Ris di Roma per ulteriori e più approfonditi accertamenti.

I parenti di Stefano, che intendono muoversi su tutti i livelli, presenteranno anche un esposto per fare luce sulla vicenda del nome del giovane erroneamente inserito in una lista di cinque persone vive che sarebbero dovute arrivare in ospedale. Un elenco di cinque nomi comunicato dal prefetto di Pescara Francesco Provolo ai familiari dei dispersi, anche se in ospedale poi ne sono arrivati solo in quattro.

«Dal punto di vista civile ci sono gli spazi per muoversi», dice il legale, è giusto che chi ha sbagliato paghi».

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