L’unica terapia è l’amore

8 Maggio 2016

All’anteprima le due eroine del regista livornese emozionano la platea

ROMA. Siamo tutte Donatella e Beatrice, le due eroine virziniane in cerca di pace dell'anima che nel film "La pazza gioia" presentato in anteprima a Roma, attraversano mezza Toscana fuggendo, amiche per caso, da una struttura dove con un approccio molto modello Basaglia e anti psichiatria democratica si curano donne con disagi psichici: sarà un viaggio nei rispettivi passati, doloroso e costruttivo.

Tutte e tutti coinvolti in questa scorribanda dei sentimenti che diventa una sorta di rito liberatorio, certamente per le due irresistibili signore ma alla fine anche per il pubblico e per le due attrici, Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti. Si accendono le luci e quasi ci si sente più soli senza la lucidità folle di queste due donne "nate tristi" che però sanno ridere e sanno far ridere, non solo amaro, anche di gusto. E piangere, e ricordare. Così dopo il film l’incontro con attrici e regista ricorda un po' un’ appassionante seduta di terapia di gruppo. La guida con intensità Paolo Virzì che con quell'attitudine dissacrante tutta labronica racconta lieve della grande confusione che regna sotto il cielo della normalità, a parole e nel suo film. Del resto Ramazzotti e Bruni Tedeschi non si sottraggono al "gioco". Della serie chi può dirsi davvero sano di mente scagli la prima pietra e la tesi di Virzì è che di pietre non dovrebbe volarne nemmeno mezza. E non dispiace alle due attrici questo aver dovuto flirtare con la follia. Micaela: «Paolo mi aveva suggerito una figura muscolosa e anoressica insieme, una depressa maggiore. Sono partita da lì e da decine di tatuaggi e cicatrici, per poi dare vita a Donatella che è una donna meschina, subalterna, privata di ogni affetto, umiliata, ospedalizzata, pensando di rendere giustizia alla sua umanità, accompagnarla in questo suo viaggio colpevole della madre che non ha saputo essere». Valeria: «Quanti ne ho girati io di terapeuti. Tutti. Ma poi torno sempre dalla stessa... Ah che sollievo, che sensazione di sicurezza. Mi sento a casa in quella sala d'aspetto. Capisco Beatrice, io stessa sono molto familiare ai matti, affine a loro, ma non ho passato la frontiera, mi controllo, esercito il superIo ma dentro sono identica, ossia disperata. Faccio psicoterapia da sempre, non ne potrei fare a meno».

Virzì, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Francesca Archibugi racconta come gli è venuto in mente di accoppiare queste due attrici per tessere attorno a loro la storia di una ragazza madre piuttosto sconnessa e punkeggiante e di un'irrisolta e logorroica borghesissima signora caduta in disgrazia che incrociano i loro destini in questa "clinica" per donne affette da disturbi mentali dove oltre a curarsi con i farmaci si canta, si balla, si coltivano le piante e c'e pure il cavallo azzurro simbolo della lotta ai manicomi. Tanto diverse per poi, tappa dopo tappa, incontro dopo incontro, scoprirsi tanto simili, nate tristi e affamate d'amore.

«L'idea di mettere insieme Micaela e Valeria nasce sul set del "Capitale Umano”. Micaela arrivò per farmi una sorpresa, era il mio compleanno, chiese a Valeria di aiutarla a raggiungermi. Io vidi da lontano queste due donne che abbracciate era come si sorreggessero a vicenda, Valeria sui tacchi in mezzo alla fanghiglia, Micaela che si faceva guidare. Volevo quasi girare la macchina da presa e riprendere loro, erano troppo interessanti» Quindi ecco che si parte dalle attrici protagoniste per l'idea di una storia. «Già questo - spiega Arcibugi- rende le cose molto più facili quando c'e da scrivere una sceneggiatura».

«I personaggi femminili - aggiunge Paolo Virzì - mi interessano da sempre e riempiono i miei film, è una materia narrativa formidabile, specie se c'è da raccontare donne non virtuose, escluse, “sbagliate”. Queste mie due donne le ho amate moltissimo, sono una grande coppia comica, buffa e struggente, erano bellissime da inquadrare e soprattutto riportavano a quella che per me è la lezione del film: non c'è miglior terapia dell'amore".

Tantissimi sono i volti toscani che fanno parte del cast. E anche il sito del Tirreno fa una veloce apparizione.Poi c’è la musica di Paolo Virzì che si cuce attorno a “Senza fine” di Gino Paoli, brano simbolo del film e della vicenda che si racconta. Il film, prodotto da Lotus, una società di Leone Film Group, e da Rai Cinema, uscirà in 400 copie per 01 il 17 maggio, tre giorni dopo la premiére di Cannes. E visto che comunque il cuore di Virzì continua a battere in Toscana si sta pensando anche a proiezioni speciali, presente il regista e parte del cast, in alcune delle città toscane toccate dalle riprese.

Ora però c'e da pensare a Cannes. «Un invito a sorpresa e una sezione prestigiosa come la Quinzaine, accanto a registi come Bellocchio". Una trasferta prestigiosa e una bella occasione per tutto il cast. Virzi come sempre ha voluto coinvolgere molti attori toscani per i ruoli minori, livornesi ma non solo. E poi ci sono le ragazze del centro d'igiene mentale di Pistoia entusiaste dell’ esperienza. E una Toscana non sempre felix ma ricca di luoghi che sembrano fatti apposta per far da sfondo alle più belle storie di cinema.