L’Urbanistica verso la nuova legge

A Pescara il convegno organizzato dal prof Mascarucci con architetti e ingegneri
PESCARA . In Abruzzo l’ultima legge urbanistica “vera” risale al 1983. Da allora una serie di norme spot si sono succedute, unite a diversi tentativi, tutti naufragati, di arrivare a una disciplina organica sulla materia.
A proporre una riflessione su questo tema, e sulla necessità di una visione complessiva e lungimirante sull’argomento, è la sezione abruzzese dell’Inu, l’Istituto nazionale di urbanistica, presieduta dal professor Roberto Mascarucci, che ha elaborato una strategia in sette punti. Di questo si parlerà nel corso del convegno sul tema “La nuova legge regionale per il governo del territorio – Principi, obiettivi e contenuti”, che si terrà a Pescara il 24 gennaio, all’auditorium Petruzzi, promosso in collaborazione con la Federazione Abruzzo-Molise degli architetti pianificatori paesaggisti e conservatori, e la Federazione regionale degli ordini degli ingegneri d’Abruzzo.
«Stiamo lavorando con una legge che ha 40 anni», dice il professor Mascarucci. «Alcuni tentativi di rinnovamento li abbiamo anche supportati, ma non sono mai arrivati a conclusione. L’Inu ha voluto questo convegno per dire come vorremmo che fosse la nuova legge urbanistica». L’ultimo testo di riforma, bocciato poco prima che si concludesse la precedente legislatura regionale, è quello presentato dall’ex assessore Donato Di Matteo. «Ora l’assessore Nicola Campitelli», aggiunge il professor Mascarucci, «ha rilanciato l’operazione e creato un gruppo di lavoro interno per scrivere un nuovo testo». Nessuno, però sottolinea il docente, ha sentito la necessità di coinvolgere preventivamente gli esperti della materia, e così i professionisti hanno deciso di organizzare un convegno per spiegare all’opinione pubblica qual è la loro idea di urbanistica. «Vedremo se il nostro punto di vista verrà recepito», commenta il professore, secondo il quale quello che serve è una «nuova impostazione della politica di governo del territorio». Per ora nessun testo scritto, ma un manifesto in sette punti «che rimetta :al centro dell’attenzione le azioni di governo del territorio. Dal 1983 a oggi alla legge urbanistica si è sovrapposta una quantità enorme di leggine e proroghe, che riguardano fatti specifici (come il recupero abitativo dei sottotetti). Non vorremmo una legge che rimette insieme i vari provvedimenti, ma una legge di governo del territorio che dia una svolta alla politica urbanistica della regione». Un cambio di paradigma, dunque, che parte dalla «convergenza tra i progetti e le decisioni di spesa della Regione. Una legge», osserva l’urbanista, «che decida cosa vogliamo fare di questo territorio, e che sia in coerenza con le decisioni di spesa». Insomma, l’urbanistica che da vincolo diventa progetto. Così com’è impostata oggi, «è una disciplina», osserva il professore, «che dice solo quello che non si può fare. Se la vedessimo, invece, come disciplina del progetto per sviluppare il territorio, sarebbe in grado di dare una visione a questa regione. Oggi si va alla giornata. Ci si accorge che abbiamo i parchi, ad esempio», conclude, «e poi non siamo in grado di sviluppare il turismo invernale». (a.bag)
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