L’urlo di Enio: l’ho ucciso La sorella: «È distrutto»

27 Marzo 2023

«Mio fratello è un uomo splendido, attaccatissimo ai suoi figli, sta malissimo» Una vicina: «Gridava aiutatemi, ero sconvolta, sono riuscita a chiamare il 112» 

PESCARA. «L’ho ucciso, l’ho ucciso», ripete disperato papà Enio mentre rigira tra le mani il cellulare con la foto del suo bambino Luca, 4 anni, qualche attimo dopo la tragedia nella casa di campagna al civico 42 di strada del Palazzo, ai Colli.
«Non è riuscito neppure a piangere in quegli attimi, tanto forte era il suo dolore. Ha il cuore a pezzi», rivela Anna in lacrime, la sorella di Enio Di Mastrogirolamo, circondata dall’affetto di zii, amiche e cugini mentre scende le scale della dimora color cemento immersa tra gli ulivi.
IL DOLORE DELLA FAMIGLIA Nessuno ha voglia di parlare: «È una tragedia, una tragedia indescrivibile», le uniche parole pronunciate da una cugina in un silenzio che racconta più di mille parole. Sono passate le venti ed è già buio pesto, solo tre lampioni a illuminare il viottolo di asfalto sconnesso, senza marciapiedi, che si perde nel verde dei campi dove Enio, fino a ieri, si è recato da Montesilvano dove vive con la compagna Daniela, infermiera in ospedale, ogni fine settimana, insieme a Luca e laltra figlia Lara, 5 anni e mezzo. «Mio fratello è un uomo splendido, attaccatissimo ai suoi figli. Ma ora», dice rivolta alla piccola folla di persone che per tutto il giorno sono entrate e uscite da quella casa dove al piano di sopra vivono gli anziani genitori Di Mastrogirolamo, «ora ha bisogno di tutto il nostro sostegno perché sta male, sta troppo male. Spero solo che reagisca e che riverserà su Lara tutto il suo amore di padre, per cercare una ragione di vita e andare avanti».
IL RICORDO DI LUCA Al pianterreno dell’abitazione di campagna distante meno di tre chilometri da via Caravaggio, vivono Gabriele ed Elvira, i genitori di Tonino, il cugino di Enio. È stato Tonino ad accompagnare Enio, ancora sotto choc, all’ospedale di Pescara, ieri pomeriggio, dove i sanitari gli hanno somministrato un tranquillante, così riferiscono i parenti. «Non c’eravamo quando è successo il fatto», raccontano Gabriele ed Elvira, pensionati, «siamo tornati a casa verso le 18 e abbiamo trovato le macchine dei carabinieri fuori sul piazzale. Ci siamo spaventati, nell’immediato abbiamo pensato: forse sono venuti i ladri e ci hanno rubato in casa. Non possiamo credere che Luca non ci sia più, giocava sempre con la bicicletta, come oggi (ieri ndc). L'avevamo visto anche ieri (sabato) era sereno, felice. Ora Enio impazzirà, che tragedia», dicono cercando di farsi forza l’un l’altro.
«ENIO NON SI RIPRENDE PIù» Da una quercia, di fronte a una rimessa per gli attrezzi agricoli, penzola l’altalena costruita con una lunga catena. Accanto c’è il tappeto elastico, dove il piccolo saltellava quando non si sfrenava in bici lungo la discesa di terra dove ha trovato la morte, schiacciato dal trattore cingolato di papà. Enio ieri pomeriggio stava liberando gli alberi di ulivo dalle sterpaglie. Finito il lavoro, tornava a vivere col figlioletto i luoghi dove lui ha trascorso una infanzia felice. Lo racconta, all'imbrunire, l'amico Lino, autista di camion: «Con Enio abbiamo la stessa età, 54 anni. Da piccoli abitavamo a 300 metri di distanza, ci chiamavano urlando. Qui davanti giocavamo a campana e a nascondino. Quando ho letto la notizia sul web non riuscivo a crederci, mi sono precipitato per stargli vicino, ma il cugino Tonino lo aveva già portato in ospedale. Io ho un figlio di 30 anni e ogni volta che esce di casa gli dico: stati attento. Enio non ha più il suo bimbo, credo non si riprenderà mai più», riflette, addolorato. È uscita in ciabatte la vicina di casa che ha dato l’allarme alle forze dell’ordine. Ha un leggero malore mentre racconta lo strazio di papà Enio: «Non ho visto nulla ma ho sentito che urlava: aiutatemi, aiutatemi!. Sono uscita di casa richiamata dalle urla e ho visto una anziana donna piegarsi a terra dalla disperazione, le mani in testa, che strillava: chiamate i carabinieri. Ero spaventata, ma sono riuscita a chiamare il 112. Non ricordo più nulla, ora non mi sento bene», dice mentre si gira e va via cercando il conforto di voci amiche.
UN BIMBO BELLISSIMO Intorno all’abitazione per tutto il pomeriggio si sono formati piccoli capannelli di persone, tra il via vai dei mezzi di carabinieri e polizia municipale, gli uomini della Scientifica e della questura impegnati nei rilievi. «Era un bimbo bellissimo, scuro di capelli, molto vivace, aveva sempre voglia di fare tante cose», ricorda un'altra vicina di casa che ha incontrato Luca un mese fa e raccolto l’ultimo desiderio del piccolo: «Ero nella casa dei suoi nonni a prendere un caffè, mi ero recata lì a fare una passeggiata. I miei figli giocavano con lui. Luca mi chiese se questa estate poteva venire a nuotare in piscina e aveva anche espresso il desiderio di giocare con i cani. Invece adesso Luca non c’è più. È una tragedia immensa, oggi è un giorno tristissimo per tutti».
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