La Asl insorge: pazienti rischiano la morte

Un’ondata di reazioni. Anche i laboratori del Gran Sasso saranno costretti a rinunciare alle ricerche
L’AQUILA . Ondata di reazioni contro la chiusura del traforo del Gran Sasso, decisa a partire dal 19 maggio prossimo. La prima a intervenire è la direzione della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila. «Non sarebbero più garantite le prestazioni salvavita perché i percorsi alternativi sono impraticabili», si legge in una nota della dottoressa Simonetta Santini, direttore generale facente funzione. «Gli interventi d’urgenza, dall’ospedale dell’Aquila a quello di Teramo», afferma Santini, «sarebbero a forte rischio poiché i ritardi nel trasporto del paziente metterebbero a repentaglio la vita del malato o, più realisticamente, potrebbero causarne il decesso durante il tragitto. La nostra Asl, per affrontare specifiche emergenze», sottolinea Santini, «ha una convenzione con la Asl di Teramo per la cardiochirurgia e per la chirurgia toracica, branche di cui il San Salvatore è privo. Identica problematica, in senso inverso, vale per l’ospedale di Teramo che, non disponendo della radiologia interventistica e della Tin (terapia intensiva neonatale) deve rivolgersi al presidio del capoluogo regionale». In poche parole, «non sarebbero più garantite le prestazioni salvavita perché i percorsi alternativi sono impraticabili». Un’altra voce autorevole si alza contro la decisione di chiudere il traforo. È quella dell’Istituto nazionale di fisica nucleare che chiede di garantire l'accesso alle strutture dei laboratori nazionali del Gran Sasso per «mantenere una minima operatività, e monitorare la sicurezza degli esperimenti in corso». Fondamentale, sottolineano dall’Infn, che nel laboratorio ha in corso importantissimi esperimenti di livello mondiale sulla fisica delle particelle, è «assicurare infatti l'accesso alle sale sperimentali che sono all'interno del tunnel del Gran Sasso.
Contrario alla chiusura anche il sindacato dei balneatori (Sib). «La ormai probabile chiusura del Traforo del Gran Sasso rappresenterebbe un danno incalcolabile per il turismo balneare non solo del Teramano ma dell’intera regione», avverte il presidente di Sib Abruzzo, Riccardo Padovano, che lancia l’allarme dell’intera categoria a pochi giorni dall’avvio della stagione estiva. Alla Sib fa eco la Cna, «Tra pochi giorni l’Abruzzo sarà spaccato in due, e in tutto questo non si riesce a comprendere quale sia l’autorità in grado di impedire che territorio interno e costa restino privi di collegamenti degni di questo nome per settimane e settimane», dice il presidente regionale Savino Saraceni. «Se a questo poi si aggiunge l’altrettanto imminente chiusura per lavori di manutenzione straordinaria del viadotto all’uscita del casello di Bussi-Popoli per diverse settimane», aggiunge, «si coglie in pieno il senso del disastro che ci aspetta: in pratica, i collegamenti tra L’Aquila e la costa saranno possibili solo grazie a una viabilità secondaria da Far West, più adatta alle diligenze che al traffico di auto e mezzi pesanti».
E infine, intervengono i sindaci e amministratori di Lazio e Abruzzo impegnati nella lotta contro il caro-pedaggi e per la sicurezza della A24/A25. L’intervento, in vista dell’approssimarsi della data del 30 giugno, cioè «del termine ultimo di sospensione dell’aggiornamento tariffario indicato nel decreto interministeriale del 31 dicembre 2018».
I sindaci «sono decisi a continuare la loro battaglia per ottenere la risoluzione definitiva di tutti i problemi legati al tratto autostradale», si legge in un comunicato a firma del sindaco di Carsoli, Velia Nazzarro, nel quale si annuncia «una nuova manifestazione per il 15 maggio, dalle ore 10.30, a Roma, nei pressi di Piazzale Montecitorio alla quale sono stati invitati a partecipare i senatori e deputati di Lazio e Abruzzo nonché i presidenti e i consiglieri di entrambe le Regioni, i sindaci e gli amministratori, insieme ai cittadini, per tutelare i territori». (c.s.)

