La battaglia dell’Airc: scienziati al lavoro, il cancro va sconfitto

La biologa Rucci: «Il nostro lavoro può cambiare il futuro» Sabato nelle piazze della regione la vendita di beneficenza
Sono partiti i "Giorni della ricerca", iniziativa della Fondazione Airc che andrà avanti fino al 16 novembre e che accende i riflettori sull’universo cancro con un ricco programma di appuntamenti per informare il pubblico sui più recenti progressi della ricerca oncologica e raccogliere nuove risorse da destinare al lavoro dei ricercatori. In migliaia di piazze, tra cui quelle abruzzesi, sabato 12 novembre i volontari distribuiranno i "cioccolatini della ricerca", disponibili anche su Amazon e nelle filiali Banco Bpm. Verrà offerta anche una "guida" con informazioni sui traguardi e sulle prossime sfide per la cura delle metastasi e per i tumori cerebrali. Con lo slogan "Oggi cambiamo il domani" si vuole sottolineare la centralità della scienza e la necessità di sostenere i ricercatori per individuare le cure più efficaci di domani. L'Italia è al vertice in Europa per numero di guarigioni: 3,6 milioni di persone hanno superato una diagnosi di cancro, con un incremento del 36 per cento rispetto a soli dieci anni fa. Ma è necessario non fermarsi perché in Italia solo lo scorso anno sono stati diagnosticati 377mila nuovi casi di tumore, più di mille al giorno. Sempre di più, i numeri confermano che il ruolo della ricerca è centrale grazie al lavoro dei ricercatori e agli investimenti di Airc. Abbiamo chiesto conferme su questo a chi lavora sul campo, e in particolare alla ricercatrice Nadia Rucci dell’Università degli Studi dell’Aquila, che si occupa già da diverso tempo della ricerca sulle vescicole cellulari rilasciate dalle cellule tumorali e utilizzate da queste come mediatori per favorire lo sviluppo delle metastasi ossee e dell’osteosarcoma.
Quanto conta oggi la ricerca nella lotta alle malattie oncologiche?
La ricerca conta tantissimo ed è importante sottolineare che in Italia ci sono numerosi centri di eccellenza che non hanno nulla da invidiare a strutture internazionali. Quando mandiamo i nostri studenti all'estero, negli Stati Uniti o in Centri europei, fanno sempre un ottimo lavoro e spiccano per creatività e capacità.
Gli investimenti però in Italia lasciano un po' a desiderare rispetto ad altre realtà. È così?
Certo, da noi si investe poco sulla ricerca. E proprio per questo motivo le iniziative dell'Airc sono per noi una boccata di ossigeno. Ci aiutano non solo finanziando la nostra ricerca, ma anche finanziando borse di studio. Senza l'Airc tante ricerche non si farebbero nemmeno.
I soldi sono tutto nella ricerca?
Credo che siano necessari, ma quello che è importante nella ricerca sono soprattutto le idee. Il modo di portare avanti una ricerca si trova, anche con collaborazione con centri europei e negli stati uniti. Quindi gli investimenti sono importanti quanto la formazione, che è altrettanto fondamentale. Serve motivazione e abnegazione. Come "materiale umano" non siamo affatto messi male.
I recenti progressi della ricerca oncologica fanno ben sperare per il futuro, fino a che punto si potrà arrivare e quanto conta la prevenzione?
Bisogna continuare a puntare sulla prevenzione. Significa capacità di identificare il prima possibile una neoplasia. Ci sono studi che tentano di fare diagnosi partendo dal sangue, senza fare indagini più invasive come le biopsie. Questo è il futuro.
E a che punto siamo con questi studi?
Sono in via sperimentale, ma la ricerca in questo ambito sta andando piuttosto avanti e stiamo andando sulla giusta dimensione, come nel caso delle le biopsie liquide che permettono di ricercare determinate molecole. Anni fa non c'erano i mezzi per identificare queste cellule. Ora si possono isolare queste singole cellule.
Quindi è proprio vero che "oggi cambiamo il domani". La ricerca è un patrimonio dell'umanità e patrimonio delle future generazioni?
È questo il bello della ricerca. Oggi possiamo cambiare il futuro perché la ricerca non ha barriere e tutte le conoscenze vengono messe a disposizione di tutti i ricercatori da ora e per sempre. C'è uno sharing (condivisione) che permette in tutto il mondo di scambiare informazioni e questo è l'aspetto più bello della ricerca.
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