La Biennale di Venezia con Christine Macel diventa inno alla libertà

2 Ottobre 2016

di GIOVANNA PASTEGA Intransigente, così è stata definita dai media francesi la nuova direttrice della Biennale Arte di Venezia, Christine Macel, che è stata a capo del Centre Pompidou di Parigi,...

di GIOVANNA PASTEGA

Intransigente, così è stata definita dai media francesi la nuova direttrice della Biennale Arte di Venezia, Christine Macel, che è stata a capo del Centre Pompidou di Parigi, forse per quel suo battere costante sulla centralità e la libertà dell'artista che sarà la cifra della 57.a Esposizione d'arte: «Per me non fa differenza - ha detto - occuparmi di un artista famoso o di uno sconosciuto, quello che conta è che abbia qualcosa da dire».

Un sogno meritocratico che si avvera, almeno stando alle dichiarazioni d'intenti della Macel, che ieri ha incontrato a Venezia i Paesi aderenti alla kermesse. Un sogno che permetterebbe di aprire più democraticamente le porte di un palcoscenico internazionale come la Biennale Arte, nel quale talvolta - ma è umano - i curatori tendono a far prevalere i propri recinti artistici più che la pregnanza di contenuti e la capacità d'interazione con il pubblico. «Vorrei che si stabilisse un dialogo costruttivo con i visitatori - ha dichiarato la Macel all'atto di ricevere l'incarico - che uscissero con qualche dubbio e con molte certezze. D'altra parte l'arte contemporanea è libertà».

Intenzione ribadita anche ieri presentando per la prima volta le linee guida della sua edizione che già nel titolo, "Viva arte viva", proclama la necessità di mettere al centro della scena gli artisti, il loro lavoro, il loro modo di vivere, le loro utopie.

La Biennale 2017 si svilupperà secondo una linea organica piuttosto che tematica in una sequenza di padiglioni o meglio di "stanze", proponendo al visitatore "un viaggio dall'interiorità all'infinito".

Dal 13 maggio al 26 novembre 2017 all'Arsenale e nei padiglioni dei Giardini (che diventano "trans-padiglioni") si riuniranno artisti di ogni generazione e provenienza e si snoderà un ininterrotto racconto dedicato agli universi artistici contemporanei, dove ogni artista potrà essere in costante contatto con il pubblico sia attraverso le sue opere che con un dialogo diretto. Con il progetto "Tavola aperta" per tutta la Biennale ogni settimana gli artisti potranno infatti parlare e pranzare con i visitatori; con il Progetto "Pratiche d'artista" invece potranno presentarsi attraverso un video visibile on line nel sito della Biennale. Infine con il progetto "La mia biblioteca", ispirato ad un saggio di Walter Benjamin, potranno riunire in una lista i loro libri preferiti come fonte di conoscenza della loro formazione e al contempo come fonte d'ispirazione per il pubblico.

Il 2017 sarà davvero - come dichiarato dal presidente Paolo Baratta - l'anno del cambiamento per la Biennale d'Arte? Le aspettative sono tante. Sulla carta questa edizione firmata dalla storica dell'arte Macel sembra, dopo l'enciclopedia di Gioni e la chiave politica di Enwezor, voler a rimettere al centro l'artista e i suoi contenuti. Ma se la Biennale - come ha sottolineato la curatrice - avrà inizio da un interrogativo sui modi di fare arte tra ozio e azione o meglio - alla latina - tra otium e negotium, la speranza è che i contenuti arrivino al pubblico e che l'otium non si trasformi in vitium.

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