La Borsa soffre, colpita Mediaset

Il voto mette sotto pressione anche le banche, lo spread a 135 punti
MILANO. All'indomani delle elezioni politiche la Borsa di Milano soffre, apre con un tonfo del 2%, va peggio dei mercati europei, ma non sbanda, recupera e chiude in calo di un frazionale 0,42%. I titoli di stato scartano in avvio di seduta, con il rendimento oltre il 2% e lo spread tra il btp e il bund decennale a 143 punti, ma poi si placano portandosi alla chiusura dei mercati azionari a 135 punti, e poco sopra i livelli di venerdì, con il rendimento di nuovo sotto il 2%. Quanto all'euro, dopo una partenza positiva nella serata di domenica e una salita ai massimi da cinque settimane a 1,2367 dollari, sull'ottimismo per l'accordo in Germania sulla Grande Coalizione, si mostra nervoso col crescere delle incertezze per la mancanza di una chiara maggioranza e la crescita dei partiti meno europeisti. Nel corso della notte scende fino agli 1,2269 dollari, per apprezzarsi nel corso della giornata fino a quota 1,2337 e in rialzo dello 0,2% sul biglietto verde. «L'esito delle elezioni di domenica in Italia non dovrebbe avere alcun impatto immediato sul rating sovrano», chiarisce intanto l'agenzia Standard & Poor's, pur riconoscendo che «potrebbero accumularsi pressioni se, a prescindere da altre ragioni, il consolidamento dei conti pubblici vacillasse». Piazza Affari è stata appesantita in particolare dalle banche (le più colpite sono state Bper Banca, Banco Bpm, Ubi e Mps) e da Mediaset (-5,5%), con Mondadori (-4,6%), che scontano il dato di Forza Italia al di sotto delle attese, con l'imprevisto «sorpasso» in coalizione della Lega. La Borsa di Milano è comunque la peggiore in un'Europa nel complesso positiva, dopo il via libera dell'Spd al nuovo cancellierato di Angela Merkel, con Francoforte quindi più brillante e in rialzo dell'1,49%. Londra guadagna lo 0,65%. Parigi lo 0,6%. A Milano le vendite sulle banche sono scattate sia per il relativo aumento del rischio Paese e quindi il potenziale allargamento degli spread dei bond governativi in «pancia» agli istituti, e sia per le posizioni dichiaratamente non «amichevoli» nei confronti delle banche e delle istituzioni finanziarie espresse sia dal M5s sia dalla Lega. «I mercati non hanno nulla da temere, anzi...», ha chiarito il leader del Carroccio Matteo Salvini. «Tasse più basse, giustizia più veloce dovrebbero stimolare gli investimenti», ha osservato, sottolineando che «per l'Italia decidono gli italiani, non Berlino o lo spread».

