La Calbit compra il cementificio per un milione e mezzo di euro

Confermata l’aggiudicazione all’asta dello stabilimento all’azienda che produce calcestruzzo D’Alfonso: «Non ci sono le condizioni ambientali e amministrative per la riaccensione dell’impianto»
PESCARA. È proprio la Calbit l’azienda che ha acquistato all’asta giudiziaria l’ex cementificio di Pescara. Lo hanno confermato ieri sia i collaboratori del notaio che ha provveduto a fare l’aggiudicazione mercoledì scorso a Roma, sia la Regione, anche se la società, contattata telefonicamente dal Centro non ha confermato né la partecipazione all’asta, né l’acquisto.
L’ex cementificio di via Raiale, comunque, sarebbe stato venduto a 1.570.000 euro, una cifra sensibilmente inferiore al prezzo a base d’asta fissato a 1.905.169 euro. Un altro dettaglio emerso ieri riguarda la località dell’acquirente. La Calbit sarebbe campana, più precisamente della zona del beneventano e non della provincia laziale come ipotizzato in un primo momento, quando le notizie sulla vincitrice erano ancora frammentarie.
Cosa intenda fare l’azienda campana del cementificio di Pescara non è ancora noto. È molto probabile che punti a riattivare l’impianto spento nel maggio 2015, quando il precedente proprietario, la Sacci, è stato costretto a chiudere dopo essere stato colpito da una grave crisi economica. Ma ieri è arrivato l’ennesimo no dalla Regione. «Non ci sono le condizioni, per ragioni ambientali e amministrative, su base tecnica per consentire la riaccensione dell’impianto», ha avvertito il presidente Luciano D’Alfonso, «faremo valere le analisi già fatte. Siamo profondamente contrari a far tornare indietro le lancette del tempo al Novecento».
Dello stesso avviso il segretario cittadino del Pd Moreno Di Pietrantonio. «L’aggiudicazione del cementificio a una ditta partecipante alla gara», ha affermato, «non cambia di un millimetro la nostra contrarietà alla riapertura del cementificio». «Siamo ancora più determinati», ha aggiunto, «a contrastare una simile ipotesi assieme ai cittadini e alle amministrazioni comunali, regionali e provinciali che, crediamo, non rilasceranno le autorizzazioni per un’eventuale ripresa della produzione del cemento». «La nostra idea», ha precisato, «è quella di trasformare il cementificio in un parco, contenitore di attività culturali e sociali in sintonia con il quartiere e la città».
Forti critiche, invece, sono giunte dal capogruppo di Forza Italia alla Regione Lorenzo Sospiri. «Sulla vicenda del cementificio», ha sottolineato, «il governatore D’Alfonso e il sindaco Alessandrini la smettessero di prendere in giro i cittadini e di recitare la commedia delle parti. A una ditta che spende una cifra ingente per acquistare un impianto chiuso da quasi tre anni e che mira, evidentemente, a riaccendere quei forni sulla città, non si può rispondere di “non metterci amore”». «Oggi la Regione ha uno strumento per impedire la ripartenza del cementificio», ha concluso, «insieme all’Arta, non conceda l’Autorizzazione integrata ambientale».
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