La carezza della figlia per l’addio a Sabbatini

17 Dicembre 2014

A Teramo in duemila ai funerali dell’altra vittima della valanga: «Con te i momenti più belli della vita»

TERAMO. Un silenzio surreale, carico di dolore e di lacrime ha accolto la bara di Pino Sabbatini. Il tempo si è fermato a Teramo durante i funerali di uno dei suoi figli più amati. Il duomo non è riuscito a contenere tutti coloro che hanno voluto dare l’addio alla guida alpina morta domenica sul Corno Piccolo per una slavina. Più di duemila persone, che dopo la cerimonia si sono riversate in piazza Orsini. Tutti in un doloroso silenzio, rotto dalle invocazioni disperate della madre Pina, che chiamava un figlio che non poteva più risponderle.

Anche la cerimonia funebre, officiata dal parroco don Aldino e dal passionista padre Natale, è stata toccante. Attorno ai familiari c’erano i colleghi del Soccorso alpino, non solo teramani, i ragazzi del club “Gli Aquilotti del Gran Sasso”,rappresentanze del Cai, la classe della figlia minore che frequenta il liceo classico, tanti agenti della Forestale, con il comandante di Teramo Gualberto Mancini e quello di Pescara Mauro Macino che hanno reso omaggio alla moglie Mariella De Paulis, sovrintendente del corpo. E poi il presidente della Provincia Renzo Di Sabatino, il sindaco Maurizio Brucchi, il presidente del parco Gran Sasso-Laga Arturo Diaconale e l’ex direttore Marcello Maranella.

Padre Natale con parole semplici ha parlato di Sabbatini «sempre pronto a prodigarsi per gli altri, ad alzarsi a mezzanotte: questo significa solidarietà e amore vero. Il bene che hai fatto non sarà dimenticato da Dio. Il fatto che tu sia stimato e conosciuto qui in terra è testimoniato dal fatto che la tua ultima foto su Facebook è stata condivisa da 1.250 persone».

Ma ad arrivare dritte al cuore sono state le parole pronunciate dalla figlia Eva, con accanto la sorella Gaia. «Con te ho passato i momenti più belli della mia vita. Non mi sono mai permessa di dirti di non andare in montagna perché so quanto la amavi: tu lì ti sentivi invincibile, immortale. E lo credevo anch’io. Ricordo quando rispondevi a tua madre, che ti diceva che la montagna è pericolosa: “Preferisco morire in montagna che vecchio e decrepito in un letto d’ospedale”. Ora questa frase mi consola. Addio papà e grazie di avermi insegnato a vivere». A ricordare la sua figura anche un collega del Soccorso alpino, Francesco Di Cola: «Per quanto mi sforzi non ho un ricordo in cui non stai sorridendo».

La salma è stata poi riportata in ospedale, per alcuni prelievi. Sabbatini in vita aveva espresso la volontà di essere cremato, per cui fra un paio di giorni il feretro sarà trasportato a Perugia per la cremazione. E poi, quando la legge lo consentirà, le sue ceneri saranno sparse sul Gran Sasso.

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