La caserma intitolata a Menichini Il carabiniere eroe

18 Giugno 2017

Francavilla, una lapide ricorda il sacrificio dell’appuntato Che nel 2004 morì sotto il treno per arrestare due spacciatori

FRANCAVILLA AL MARE . Grande emozione, ieri mattina, per l'intitolazione della caserma dei carabinieri di Francavilla al Mare, a Giangabriele Menichini, l'appuntato scelto dell'Arma, medaglia d'oro al Valor Civile “alla Memoria”, che perse la vita mentre era in servizio a Pescara, il 3 marzo 2004. Alla cerimonia, oltre a tanti cittadini, hanno partecipato il generale Michele Sirimarco, comandante della Legione Abruzzo e Molise, il colonnello Luciano Calabrò, comandante provinciale dei carabinieri di Chieti, l’arcivescovo Bruno Forte, il sindaco Antonio Luciani, i familiari del militare e i colleghi che erano con lui nel nucleo radiomobile.
Menichini può essere considerato un vero e proprio eroe dei nostri giorni dopo che perse la vita tragicamente nell'adempiere ill proprio dovere. Quel giorno di 17 anni fa, il militare venne investito da un treno mentre inseguiva alcuni malviventi durante un'operazione antidroga. Questa la motivazione, impressa nella lapide posta all'ingresso della caserma, guidata da Antonio Solimini, che ha portato all'intitolazione:«Appuntato scelto, nel corso del servizio investigativo finalizzato al contrasto del traffico di sostanze stupefacenti si poneva, unitamente a un altro militare, all'inseguimento di un'autovettura sospetta, con tre individui a bordo, che aveva forzato un posto di controllo investendo un commilitone. Giunto vicino a un passaggio a livello, chiuso per il sopraggiungere del treno, con ferma determinazione, cosciente sprezzo del pericolo e generoso slancio di dare manforte al collega, proseguiva l'inseguimento di uno dei malviventi che aveva oltrepassato di corsa i binari, venendo travolto mortalmente dal convoglio ferroviario in transito. L'operazione si chiudeva con l'arresto dei tre malfattori e il sequestro di 11 grammi di cocaina rinvenuti nel veicolo utilizzato dagli spacciatori. Chiaro esempio di elette virtù civiche e altissimo senso del dovere, spinti sino all'estremo sacrificio».
«Menichini è stato un bravo carabiniere», le parole di Sirimarco, «che non sapeva di dover morire, ma sapeva di poter correre questo rischio perché la sua missione era rendere un servizio alla comunità, come fanno tutti i carabinieri».
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