La ciclabile del lungofiume ora è una terra di nessuno

Lungo la pista tra le torri Camuzzi e la Fater rifiuti e siringhe, rubati luci e arredi E la commissione Sicurezza chiede al Comune videosorveglianza e controlli
PESCARA. Più che una pista ciclabile sembra un posto abbandonato da Dio e dagli uomini. Le siringhe lasciate un po’ ovunque dimostrano che lì i tossicodipendenti si sentono lontani da occhi indiscreti, e d’altronde la pubblica illuminazione non c’è più, è stata sradicata e portata via dai ladri, insieme ai cavi. Le poche telecamere che ci sono, a occhio e croce non funzionano o non sono controllate da nessuno. Sono spariti, cioè sono stati rubati, panchine e arredi. Bottiglie e rifiuti di ogni genere vengono gettati dove capita: gli operai di Ambiente (che intervengono solo su alcune aree) hanno recuperato di tutto, dai materassi ai calcinacci passando per alcune taniche di olio, e la cura del verde lascia a desiderare.
«Una soluzione potrebbero essere delle telecamere nuove e funzionanti», ha detto ieri il consigliere comunale Armando Foschi durante la seduta della commissione Sicurezza che ha convocato proprio per parlare del tratto della pista ciclabile sul lungofiume che va dalle Torri Camuzzi fino alla Fater. La commissione ha ascoltato Paolo Santucci, per quanto riguarda l’assessorato alla Sicurezza (che si occupa dell’installazione delle telecamere), l’assessore Isabella Del Trecco, e poi Massimo Del Bianco e Mauro Di Lanzo per la società Ambiente, con il maggiore Donatella Di Persio per la polizia municipale. «Una pista bellissima dal punto di vista del paesaggio e molto frequentata ma dove gli incivili abbandonano materiale di ogni genere e i tossicodipendenti consumano droga, per cui c’è un problema di sicurezza», ha segnalato Foschi agli altri consiglieri e ai partecipanti all’incontro, dopo aver raccolto il grido di allarme dei cittadini.
Raccogliendo l’appello di Foschi, l’assessorato alla Sicurezza si preoccuperà di «effettuare un sopralluogo per valutare l’installazione di un impianto di videosorveglianza» ma questa non è l’unica richiesta arrivata, anzi ce ne sono molte altre e ne prossimi giorni si dovrà definire dove localizzare gli impianti (al momento sono disponibili 25mila euro, con i quali si possono coprire tre o quattro siti).
Un’altra sollecitazione partita dalla commissione riguarda «l’aumento dei controlli» ma la polizia municipale «non ha personale a sufficienza, anche se interviene sempre, dopo le segnalazioni», e ora Foschi intende «investire del problema il sindaco per chiedere la collaborazione delle forze dell’ordine». E comunque «nella zona vicina al canile le telecamere ci sono e si sono rivelate utili, per la polizia municipale, ad identificare chi scaricava materiale». Intanto Ambiente assicura di non aver affatto dimenticato quella pista ciclabile. «I rifiuti abbandonati vengono recuperati, ma per alcuni la procedura non è rapida perché ci sono, ad esempio, «eternit, calcinacci e materiali bituminosi. L’ultimo recupero risale a mercoledì, nel primo tratto vicino all’Asse attrezzato. E la pulizia avviene ogni 10 giorni», è stato assicurato ieri. «Le telecamere sarebbero utili anche per Attiva», perché permetterono di scovare chi raggiunge questa zona con i furgoni, per poi procedere alle sanzioni.
Certo, il livello di inciviltà dei pescaresi non incoraggia. «Dopo il passaggio della gestione dalla Provincia al Comune ho percorso tutta la pista ciclabile a piedi», ha fatto notare Del Trecco. «Abbiamo trovato tutto divelto, dalla pubblica illuminazione agli arredi, realizzati dalla Fater con il riciclo di materiali. Tutto sparito. E per realizzare un altro intervento del genere serve una bella cifra». Ora Foschi chiede di ricominciare dalle telecamere.

